Dino Buzzati e il deserto dei tartari

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Vita di dino buzzati e analisi dettagliata del libro "il deserto dei tartari" (7 pagine formato doc)

Dino Buzzati, Il deserto dei tartari Dino Buzzati, Il deserto dei tartariMondadori, Oscar classici moderni, 200118 ed. Euro 6,71 Dino Buzzati pubblica Il deserto dei tartari, suo terzo romanzo, nel 1940, mentre l'Europa freme sotto i colpi di una guerra dentro la quale anche l'Italia inizia a muovere i primi passi. Lo stesso scrittore/giornalista (dal 1928 collabora con «Il Corriere della Sera») si imbarca, quell'anno, come corrispondente per il suo giornale. È l'anno in cui Hemingway pubblica Per chi suona la campana, Alvaro, Incontri d'amore e Comisso Felicità dopo la noia. Dino Buzzati potrebbe essere definito, per comodità e convenzione, lo «scrittore dell' assurdo-reale», ovvero di quell'assurdo che diviene realtà sotto gli occhi di chi, vivendo, scruta ogni piega della propria esistenza e di ciò che lo circonda. È lo scrittore che non dà lezioni sullo scrivere, né postula teorie, che ama il suo lavoro di giornalista, al pari della Letteratura, attingendo dal reale per sognare e far sognare. Sogno che, tuttavia, non è alienazione dalla realtà. Ed il suo è uno stile onirico, fatto di lucide visioni, di ombre, di sussulti e di misteri, di miti avulsi da qualsiasi condizionamento storico, universali perché fuori da ogni tempo e attuali sempre. Uno stile sapientemente sottratto alle mode, alle etichettature, che segue un filo interno, coerente, fatto di temi ricorrenti, talvolta ossessivi: l'attesa, il trascorrere del tempo, il senso della morte, l'illusione e la delusione, il vuoto e l'ansia di colmarlo, le infinite sfaccettature del vivere. E ancora, la montagna che diviene spesso personaggio, la solitudine che accomuna e divide l'intera umanità… nelle opere di Buzzati tutto diviene tangibile, anche l'irreale. Le etichette che la critica gli affibbiava, sembravano lasciarlo impassibile, sia che lo si accomunasse a Kafka o a Bontempelli, sia che lo si accusasse di fuga dalla realtà, di surrealismo. L'attività del gruppo fiorentino «Solaria», cui collaborano critici quali Debenedetti e Solmi, aveva già delineato, negli anni trenta, due precisi filoni narrativi: quello di tipo saggistico/memorialistico e quello realistico: Buzzati non rientrava in nessuno di loro. Ne Il deserto dei tartari, attraverso metafore, più o meno velate , analogie, sottili processi allusivi ed evocativi, Buzzati segue la vita/non vita di Giovanni Drogo, dal suo arrivo, appena ventunenne, alla Fortezza Bastiani, fino alla sua morte. La Fortezza è un avamposto al confine con un deserto, in passato teatro di rovinose incursioni da parte dei tartari: sperduta, sulla sommità di una montagna, retta da regole ferree, microcosmo minacciosamente affascinante che «strega» i suoi abitanti impedendo loro di abbandonarla. I zelanti militari che la abitano e le danno vita sono retti da un'unica speranza, che diviene ragione pura del loro esistere: vedere sopraggiungere i tartari da quei confini, per combatterli, acquisire gloria, onore, diventare, insomma, eroi. Le vite si con