E' un trattato scritto tra il luglio e il dicembre del 1513 durante il ritiro dello scrittore nella sua villa all' Albergaccio .
La pubblicazione dell'opera avvenne nel 1532 postuma e suscitò da alcuni grande ammirazione e da altri riprovazione morale.
Nel 1559 fu segnalata nei libri proibiti della chiesa cattolica.
Struttura dell'opera
Si apre con una dedica a Lorenzo di Piero dei Medici (nipote del magnifico).
è composto da 26 capitoli che riportano titoli in latino e in italiano
capitoli I-XI descrivono le TIPOLOGIE DI PRINCIPATI e in questa sezione
nei capitoli II-V vengono esaminati i principati ereditari e quelli nuovi ma annessi già ad uno stato organizzato
nel capitolo VI vengono descritti i principati nuovi conquistati con virtù o con armi proprie,
nel capitolo VII con fortuna e con armi altrui
nel capitolo VIII quelli acquistati con crudeltà
nel capitolo IX quelli acquistati con il consenso dei cittadini
nel capitolo X lo scrittore affronta il tema delle forze di cui si deve circondare il principato
nel capitolo XI l'analisi dei principati ecclesiastici.
i capitoli XII-XIV sono centrati sulla polemica contro le milizie mercenarie e sulla necessità che il principe usi milizie proprie.
i capitoli XV-XXIII spostano l'attenzione dallo stato al principe, vengono infatti analizzate le virtù che servono al principe per governare uno stato e vengono dati precetti sul comportamento che il principe deve tenere nei confroti di sudditi, consiglieri etc.
il capitolo XXIV esamina i difetti e le colpe dei principi italiani che hanno causato la rovina dei loro stati.
il capitolo XXV affronta il tema del rapporto tra virtù e fortuna
il trattato termina con l'esortazione a risollevare l'Italia dalla sua "ruina", liberandola dai "barbari".
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