La Lunga Vita Di Madam Ucria - Appunti di Italiano gratis Studenti.it
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recensione del libro "la lunga vita di madam ucria" di Dacia Maraini (4 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da teino1989

La lunga vita di Marianna Ucria La lunga vita di Marianna Ucria Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna UcrìaRL Libri, Superpocket, 2000pp.280, Euro 4,08 «Vorrei che Marianna tenesse compagnia al lettore/trice con il suo silenzio carico di pensieri». Questo il desiderio espresso da Dacia Maraini nella sua intervista rilasciata a Italialibri. E come potrebbe non essere così? «Lui elegante e trasandato… lei chiusa dentro un corsetto amaranto che mette in risalto la carnagione cerea». Padre e figlia, anzi «il signor padre» e «la mutola» avvinti in un rapporto che va oltre il muro del silenzio, che crea una sorta di legame indissolubile, fuori dal tempo. Ma «il signor padre» è un uomo e la «mutola» una donna, nel malefico ingranaggio di un mondo arcaico e onnipresente al contempo, dove certe cose sono da maschi e certe altre da femmine. «Assiste, la piccola mutola innamorata profondamente del padre, alla scena cruenta e orribile della esecuzione dell'uomo: «lo sguardo della bambina si sposta sul condannato e lo vede piegarsi penosamente sulle ginocchia. […] Qualcosa non ha funzionato: l'impiccato, anziché penzolare come un sacco continua a torcersi sospeso per aria, il collo gonfio, gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite. […] Ma ora è davvero morto; lo si capisce dalla consistenza di pupazzo che ha preso il corpo appeso. […] Il signor padre si china sulla figlia estenuato. Le tocca la bocca come se si aspettasse un miracolo. […] La bambina prova a spiccicare le labbra ma non ce la fa…». «Scantu la `nsurdiu e scanto l'avi a sanare» [«uno spavento l'ha assordata e uno spavento la deve guarire»], aveva trovato scritto un giorno in una lettera del signor padre alla signora madre. Ma di quale spavento parlava? C'era stato un intoppo, un inciampo, un arresto involontario del suo pensiero quando era bambina? E a cosa era dovuto?». No, Marianna non ricorda perché a un certo punto della sua vita le orecchie si siano rifiutate di ascoltare e la bocca di parlare. Né assistere all'impiccagione di un ragazzo giustiziato dal macabro Tribunale della Inquisizione era servito a nulla. Ma la sua menomazione non si traduce in una sconfitta, che anzi la diversifica dalle altre donne e riempie il suo silenzio di pensieri. Pensieri che ruba dalla mente degli altri, dove riesce a penetrare senza sforzo, pensieri che costruisce con acume e acutezza di ingegno, forte della bella filosofia del signor Davide Hume e soprattutto forte della sua intelligenza, sollecitata dalla lettura, dalle riflessioni, dalla coscienza di dover lottare per non sprofondare nel labirinto della sua menomazione senza speranza. «L'intelletto quando agisce da solo e secondo i suoi più generali principii, distrugge del tutto se stesso… noi ci salviamo da questo scetticismo totale soltanto per mezzo di quella singolare e apparentemente volgare proprietà della fantasia per la quale entriamo con difficoltà negli aspetti più reconditi delle cose…» Continua »

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