Spiegazione Della Poesia Milano, Agosto 1943 Di Quasimodo - Appunti di Italiano gratis Studenti.it

Spiegazione della poesia Milano, agosto 1943 di Quasimodo: descrive la sofferenza dei sopravvissuti alla bomba, parafrasi e commento e breve biografia del poeta siciliano (2 pagine formato doc)

VOTO: 6 Appunto inviato da denny1990

Spiegazione molto approfondita della poesia "Milano, agosto 1943" di Quasimodo Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. E' morta: s'è udito l'ultimo rombo Sul cuore del Naviglio. E l'usignolo È caduto dall'antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta. Salvatore Quasimodo.

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PARAFRASI : Inutilmente scavi tra le macerie, mano di chi è sopravvissuto, la città è distrutta . E' distrutta: è caduta l'ultima bomba nel centro della città. E l'usignolo è caduto dall'antenna che si trovava sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i sopravvissuti non hanno più sete. Non spostate i morti così dilaniati e gonfi: lasciali in pace nella terra delle loro case dove giacciono: La città è distrutta, è distrutta. Bergomi Denny.

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COMMENTO : Quasimodo dà voce ai bombardamenti che portano la devastazione della città e l'uccisione di civili innocenti non facendo distinzioni per età e sesso. Descrive la sofferenza dei sopravvissuti che tra le macerie cercano invano oggetti perduti o persone care disperse. La bomba non fa distinzioni, arrivando a colpire anche nella sacrità di un convento, interrompendo così il canto di un usignolo al tramonto; così facendo sembra fin che sia stato spazzato via l'ultimo barlume 1 di speranza. L'idea del ritorno al quotidiano è lontana sciacciata dalla morta che opprime il cuore, anche i bisogni più elementari non vengono più avvertiti a causa della disperazione che regna. Non vi è luogo, dal centro alla periferia, che non sia martoriato dalla guerra, non vi è pace nella visione di corpi dilaniati e allora, come in una timida richiesta s'invoca la tranquillità per coloro che più non hanno vita.

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POETA : Quasimodo, Salvatore (Modica, Ragusa 1901 - Napoli 1968), poeta, traduttore e critico italiano, esponente di spicco del movimento ermetico. Cominciò a scrivere versi giovanissimo, all'età di quindici anni. A causa dei continui spostamenti di residenza della famiglia e poi dell'esigenza di guadagnarsi da vivere, la sua formazione fu essenzialmente di autodidatta. Figura importante della giovinezza fu monsignor Rampolla del Tindaro, che gli insegnò il greco e il latino. Negli anni Trenta si stabilì a Firenze, presso il cognato Elio Vittorini.

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Dopo altri viaggi fu assunto dal settimanale " Tempo ", quindi insegnò al Conservatorio di Milano. Con “ Erato ” e “ Apollion ” (1936), la sua fama di poeta crebbe progressivamente, e i premi letterari si moltiplicarono, fino al conferimento del Nobel nel 1959. Molto importanti sono le traduzioni raccolte nel volume Lirici greci, in cui la sua vocazione alla semplicità e all'eleganza trova nei testi antichi il luogo ideale in cui esercitarsi. A queste sarebbero poi seguite, tra le altre, le traduzioni di Omero, Virgilio e Catullo, ma anche Neruda.
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