Le opere principali di Pascoli

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descrizione delle opere più importanti di Giovanni Pascoli (2 pagine formato doc)

Le opere principali di Pascoli - I libri migliori del Pascoli sono “Myricae” e i “Canti di Castelvecchio”. Myricae è la prima raccolta di poesie; il titolo spiega già in parte il contenuto: Myricae in latino significa tamerici, piante umili che crescono al livello del terreno e che nessuno considera. Sono il simbolo della poesia umile che Pascoli intende comporre, una poesia fatta di piccole cose osservate con la meraviglia del fanciullo. La poesia del Pascoli è estremamente semplice. Tra le poesie raccolte in Myricae ricordiamo: Lavandare Novembre X Agosto A Castelvecchio di Barga, nella casa di campagna dove soggiornò frequentemente a partire dal 1895, il Pascoli scrisse queste nuove myricae, che egli chiamò “autunnali”, alludendo alla declinante stagione del suo vivere.

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Comuni alle due raccolte sono l'amore per la vita della campagna e per le cose umili; ma c'è, qui nei Canti, accanto alla rappresentazione realistica dell'ambiente contadino, una visione simbolistica più decisa e le cose umili divengono come un rifugio dall'ansia della morte, presenza continua nella vita del Pascoli. Tra le poesie raccolte nei Canti di Castelvecchio ricordiamo: Il gelsomino notturno La mia sera La cavalla storna “Lavandare” Lavandare è una delle myricae più caratteristiche. Ci si trova in un quadro autunnale in un'ora incerta e senza tempo. I sensi del poeta, immerso nella campagna solitaria, colgono vigili la natura intorno, le sue immagini, le sue voci: un campo appena arato, un aratro abbandonato sui solchi, i rumori prodotti dallo rumore d'acqua delle lavandaie, anch'esse parte del paesaggio. Poi tutto sfuma in un'unica nota: un canto d'amore e di nostalgia, che è come il variarsi, in una voce umana sperduta nell'immensità della campagna, dello sfiorire autunnale, che già il Pascoli aveva colto in quell'aratro abbandonato. E' una poesia d'immagini e di sensazioni.

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Gli oggetti sembrano dissolversi in un'onda di malinconia.La prima parte è descrittiva, in cui prevale ancora il colore. L'aratro dà un'idea di dimenticanza; difatti è stato abbandonato nel campo. La seconda parte si lega alla prima attraverso il canto delle lavandaie, canto dell'abbandono: la persona amata si è allontanata e ancora non ritorna al paese. “Novembre” Anche qui si ha una visione dell'autunno, sfumata in un alone di tristezza. Il paesaggio è nitido e oggettivamente disegnato. E' l'estate dei morti, una limpida giornata di novembre. Intorno si diffonde una sensazione di primavere lontane, percepite, dietro le suggestioni vaghe dei sensi, dalla memoria. Ma è un'illusione breve: i rami sono secchi, il cielo vuoto di rondini, la terra resa arida e compatta dal freddo; su tutto grava un'amara solitudine, un silenzio sconfinato. In questo silenzio l'anima coglie un lontano cadere di foglie, un declinare irreversibile della vita.

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