Pirandello: Il vitalismo: Il relativismo conoscitivo, L’umorismo, Le Poesie e le Novelle, Il fu Mattia Pascal, Il teatro, Il Teatro nel teatro, I miti e le novelle, Il “Pirandellismo”. (3 pagine formato doc)

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Luigi Pirandello Luigi Pirandello Pirandello nacque ad Agrigento da una famiglia borghese. S'iscrisse all'università di Palermo, poi a Roma in lettere. Si stabilì a Roma e si dedicò interamente alla letteratura. In seguito all'allagamento della miniera di zolfo in cui il padre aveva investito tutto il patrimonio e la dote della nuora, provocò il dissesto economico della famiglia. Il fatto fu drammatico per lo scrittore, perché la moglie ebbe una crisi che sfociò nella follia. La convivenza con la donna fu un vero tormento a causa della sua gelosia. Dopo alcuni disagi economici, a causa dei quali P. passò da una vita d'agio borghese ad una condizione di piccolo borghese. Venne a contatto con il mondo teatrale, grazie al quale ebbe molto successo. P. inizialmente si era iscritto al partito fascista per ottenere appoggi da parte del regime, ben presto però si distaccò da esso. Il vitalismo Alla base della visione del mondo pirandelliana c'è una concezione vitalistica: tutta la realtà è vita, è un continuo divenire, incessante trasformazione da uno stato all'altro, un flusso continuo. Tutto ciò che si stacca da questo flusso, si irrigidisce e comincia a morire.Noi facciamo parte di questo continuo divenire, ma tendiamo a cristallizzarci in forme individuali, in una realtà e una personalità che noi stessi ci diamo.Questa personalità è un'illusione e scaturisce solo dal sentimento soggettivo che noi abbiamo del mondo, ci fissiamo in una “forma”.Ciascuna di queste forme non è altro che una maschera, che noi ci imponiamo e che ci impone il contesto sociale. Sotto questa maschera non c'è sempre una stessa persona ma un fluire di stati in perenne trasformazione. Egli nega la teoria dell'Io, poiché in un individuo coesistono più individui ignoti e noi stessi. Vi è un indebolimento dell'Io, il quale perde la sua identità e si frantuma in una serie di stati incoerenti. È questo il periodo dell'affermarsi di tendenze spersonalizzanti nella società: l'istaurarsi del capitale monopolistico, l'espandersi della grande industria e dell'uso delle macchine, che meccanizzano l'esistenza dell'uomo, riducendola priva di relazioni; il formarsi delle grandi metropoli moderne, in cui l'uomo smarrisce il legame personale con gli altri e diviene una particella isolata nella forma anonima. I personaggi pirandelliani hanno la coscienza di questa inconsistenza dell'Io e sono smarriti e addolorati, poiché hanno la sensazione di non essere nessuno. La maschera che l'individuo porta e che gli altri gli danno, è come una trappola: la società appare come qualcosa di fittizio che isola l'uomo della vita. Il campione di società su cui l'opera distruttiva di P. si esercita è l'Italia giolittiana e postbellica: in particolare, la critica di P. si appunta sulla condizione del piccolo borghese mentre il teatro predilige ambienti alto borghesi. L'istituto in cui si manifesta per eccellenza la trappola è la famiglia, l'altra trappola è quella economica, costituita dalla condizi Continua »

PERSONE: luigi pirandello
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