LETTERATURA LATINA LETTERATURA LATINA Emancipazione politica della plebe Nuovi cambiamenti avvengono tra il V e IV secolo fra i Romani. Furono istituite le leggi delle 12 Tavole ( 451-450 ) per arrivare ad avere una legislazione scritta e immutabile; la Lex Canuleia ( 445 ) negava il diritto di matrimonio fra patrizi e plebei; le Licinie Sestie ( 367 ) consentivano ai plebei di diventare consoli; la Lex Hortensia ( 286 ) faceva in modo che le decisioni prese dalle assemblee della plebe avessero un valore legislativo. Con ciò la plebe riesce a beneficiare di uno spazio più ampio in campo politico. Infatti molti plebei si erano arricchiti con proprietà fondiarie, con il commercio e con i bottini di guerra, per cui la situazione necessitava di un nuovo equilibrio. Lo stato oligarchico Lo Stato Romano può essere considerato una Repubblica oligarchica. Nonostante le nuove leggi in favore della plebe, la costituzione poneva censo e potere in rapporto direttamente proporzionale. Nel III secolo, per entrare a far parte del Senato, si doveva essere cittadini romani di nascita libera con un reddito tale da rientrare nell'ordinamento centuriato ed aver ricoperto una delle cariche più prestigiose. Molto importante era poter vantare il riconoscimento di Homo Novus, ossia chi per primo in famiglia riusciva ad arrivare alle somme magistrature, come Mario e Cicerone. Nel comizio centuriato, la popolazione era divisa in classi in base al censo, con procedure di voto che assicuravano ai più ricchi la possibilità di decidere anche senza approvazione degli altri. La famiglia. Il richiamo al mos maiorum costituisce l'idea di un ferreo ordinamento sociale, che aspirava alla vita di gruppo. Il Pater Familias aveva diritto di comando sul resto della famiglia. Anche successivamente ad un matrimonio, il figlio maschio era subordinato alla volontà del padre. Il figlio non disponeva di un proprio patrimonio, tranne nel caso in cui fosse stato svincolato con un'apposita cerimonia. La patria potestas si acquisiva solo dopo la morte del padre ed era illimitata fino al punto di infliggere la pena di morte. La donna veniva fatta sposare in età adolescenziale e serviva per la procreazione e per accudire la prole. La pudicizia, la sottomissione al marito, la dedizione ai lavori domestici erano le qualità in lei più apprezzate. Le donne dei ceti più elevati uscivano meno di quelle meno abbienti, ma potevano usufruire dell'eredità insieme ai fratelli, disporre della dote e fare testamento. La religione di Stato La religione romana era profondamente legata alla vita collettiva; agli dèi si chiedeva la protezione e l'aiuto per rendere la terra feconda ed immune da carestie ed epidemie, oltre che a prevalere sui nemici. La religione di Stato, con il diffondersi della cultura filosofica e della razionalità, era ritenuta efficace per l'esercizio del potere politico. La vita religiosa romana era scandita da pubblici cerimoniali ed era controllata da collegi sacerdotali, che reclutavano i Continua »