Le informazioni inerenti a Petronio sono molto poche. In ètà umanistica fu avanzata l’ipotesi di identificare Petronius Arbiter, l’autore del Satyricon, con Gaio Petronio, un esponente di spicco della corte neroniana.
L’identificazione di Petronio come autore del Satyricon potrebbe essere favorita anche da una certa analogia tra il ritratto psicologico che ne fa Tacito e la fisionomia morale attribuibile all’autore del romanzo.
Petronio sarebbe stato un proconsole, e successivamente console in Bitinia. Tornato a Roma sarebbe entrato nella cerchia degli amici più intimi di Nerone.
In seguito però il prefetto del pretorio Tigellino, mosso da invidia, accusò Petronio di essere uno dei promotori della congiura dei Pisoni, presentando false prove. Quando Petronio si accorse della certezza della condanna, si suicidò.
Satyricon
I codici tramandano per il titolo dell’opera sia la forma Satyricon sia quella di Satiricon; questo ci permette di intendere l’opera come una raccolta di libri satirici, o comunque di libri frutto di una mescolanza di generi .
Le due interpretazioni del resto non si escludono, bensì si integrano in una doppia indicazione: opera comico-satirica di contenuto licenzioso.
Il destinatario di quest’opera sarebbe un pubblico colto, capace di cogliere le allusioni, le parodie e i riferimenti intertestuali. Il carattere più evidente è l’intento realistico.
La struttura
Si tratta di una narrazione mista di prosa e versi, giuntaci incompleta.
Il protagonista della vicenda è un giovane di nome Encolpio, che vive di espedienti insieme al giovane servo ed amante Gitone.
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