Come ben sappiamo, i Romani furono il popolo per eccellenza, che più di qualsiasi altro si macchiò del peccato di gola. Sono molte le testimonianze, che ci pervengono da numerosi documenti e dagli affreschi, che ci fanno pensare a Roma, come una città in cui avveniva uno sperperio di cibo, che forse la storia dell’umanità non ha mai più rivisto.
L'ALIMENTAZIONE DALLE ORIGINI ALLA CIVILTA' ROMANA (Clicca qui >>)
Proprio in virtù di questo grande spreco di vino e di alimenti, venne elaborato nell’età susseguente dai cristiani, il peccato di gola, atto ad imporre la frugalitas che era andata perduta.
Lo stesso Quintiliano, in vista dello sperperio di vivande affermerà: “Non ut edam vivo, sed ut vivam edo”.
Lucio Anneo Seneca, attraverso le sue opere, nel criticare la sregolatezza dei costumi dei suoi contemporanei, attribuiva questa crisi morale alla loro frugalità ormai persa, quella parsimonia veterum delle abitudini alimentari primitive dei latini, quando si nutrivano ancora di puls, un’insipida polenta di farro.
ALIMENTAZIONE NELL'ANTICA ROMA (Clicca qui >>)
Parlare di eccessi, tuttavia, risulta difficile in quanto ci sono giunte solo narrazioni delle condizioni di vita dell’imperatore di turno, o dell’aristocrazia romana. La vita di ogni giorno di queste classi elevate, era permeata da eccessi di ogni tipo, e soprattutto, dall’ostentazione della propria ricchezza.
ASPETTI DELLA CIVILTA' ROMANA (Clicca qui >>)
La “regola” era quella di esagerare in ogni cosa, poiché lo sperperare era visto come simbolo primo della ricchezza, unico modo per evidenziare il proprio prestigio sociale. Questa sorta di “moda” per molti risulta essere la crisi che ha disgregato l’impero romano, proprio perché il denaro non era investito in nuove attività economiche, ma gettato via o vomitato, in feste e banchetti.
Continua »