De rerum natura, Lucrezio: Breve nota biografica.Suddivisione del De Rerum Natura di Lucrezio e passi significativi.(formato word 7 pg) ( formato doc)

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LUCREZIO LUCREZIO - De Rerum natura Della vita di Lucrezio si sa pochissimo: unica fonte nella traduzione del “Chronicon di Eusebio” fatta da Girolamo. Lucrezio scrisse negl'intervalli di lucidità che gli lasciava la follia. Si uccise di propria mano a 43 anni. Notizie probabilmente false scritte da Girolamo (informazioni cristianizzate). Nacque negli anni 90 e morì verso la metà degli anni 50 (contemporaneo di Cicerone, Catullo [età di Cesare]). Segue la filosofia di Epicuro e da lui prende spunto per scrivere il De rerum natura. Il De rerum Natura è: Un prodotto letterario di singolare complessità e rinnovato fascino. Composto da 6 libri con un totale di 7400 esametri. Opera dedicata all'aristocratico Gaio Memmio (“interlocutore privilegiato”), citato già al 26° verso. Memmio è uno scettico ed è legato alla filosofia romana. Composto da varie fasi di un percorso educativo non solo per Memmio. Lucrezio è epicureo e, con questa opera, vorrebbe insegnare e rendere nota a tutti questa filosofia. Prende come modello Memmio visto il suo alto grado di scietticità. L'inno a Venere (richiesta di assistenza) cerca di attrarre il lettore con le sue lusinghe di un proemio non troppo dissimile dai moduli consueti, anche se comporta una lieve infrazione alla dottrina epicurea; Epicuro infatti sosteneva che gli dei erano distaccati dagli uomini, vivevano infatti nell'intermundia. In seguito il tema dell'opera continuerà più distaccato e indifferente dagli dei. Contro il pensiero di Epicuro (la poesia non è adatta all'insegnamento morale e filosofico: ci vuole la prosa), Lucrezio scrive in versi da lui definiti “dolce miele” che rendono più facile accettare un messaggio spesso difficile. Si rivolge con forza al dibattito culturale del suo tempo, e non necessariamente ad un élite di studiosi. Lucrezio utilizza per questa opera un lessico ricercato. passi significativi dell'opera Inno a Venere [I, 1/49, Pag. 482] Il De rerum natura si apre con un proemio che ha lo scopo di non presentarsi in un modo troppo iconoclastico (distaccato dalla filosofia predominante: quella romana) ad un potenziale discepolo. L'inno a Venere contrasta l'ortodossia religiosa epicurea. Il testo garantisce la sua intenzione di essere strumento educativo per un pubblico specificatamente romano, di cui vuole assicurarsi fin dall'inizio il coinvolgimento emotivo e l'attenzione non ostile. Giustificato da Cicerone con “multae tamen artis”; infatti l'opera è vista come un opera multi ingenii. Venere incarna i valori positivi del mondo naturale: fertilità, vitalità, soprattutto piacere (voluptas). Sequenze: [1-13] Invocazione all'inno di Venere: “o dea famosa, pace tranquilla per i Romani” [14-20] Conseguenze del suo arrivo: “fuggono i venti e le nubi dal cielo e la terra produce frutti e fiori soavi” [20-26] Appello a venere per la stesura dell'opera: “io ti prego che tu mi sia alleata / ispiratrice in questi versi Continua »

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