Sofocle, Antigone Sofocle, Antigone Echi eschilei Nella battuta che chiude l'Antigone (in part., vv. 1350-53) colpisce l'enunciazione secondo cui agli stolti vanti seguono inevitabilmente gravi colpi [le parole superbe degli uomini tracotanti (vanaglorioso; che troppo menano vanto), scontando gravi colpi, in vecchiaia insegnano ad essere saggi]. Non è l'unica eco [cfr. i composti con ****- nella parodo, ad es.]. In altri termini, sul filo di reminiscenze eschilee, si intravede una linea che porta dalla condanna della hybris al principio della saggezza conseguita attraverso la sofferenza presupposto nella battuta finale del Coro. [E cfr., in chiave di spietato sarcasmo, Creonte alla guardia, nei vv. 308 ss.; Antigone a se stessa (con straniata amarezza), nei vv. 925 s.]. Creonte: la conquista della dimensione monologica Creonte frainteso: il personaggio ha provocato spesso un atteggiamento moralistico-denigratorio, sulla base dell'inevitabile confronto con A. Ma per Fraenkel Creonte non è un deuteragonista; in effetti, occorre uscire dalla gabbia di una rigida contrapposizione ad A., individuando i modelli formali secondo i quali il personaggio di Creonte si articola e concretamente si realizza. C'è una linea che dalla parodo porta alla battuta finale del Coro (nella quale il Coro pensa non agli aggressori di Tebe, ma a Creonte):che di Creonte si tratti è confermato dal confronto con i vv. 726 s., quando all'invito del Coro a prendere in considerazione anche il punto di vista di Emone, Creonte (con sarcasmo) negava la possibilità che egli, alla sua età, potesse apprendere la saggezza da un giovane come Emone (c'è come l'espressione di una rivincita del Coro nei confronti di Creonte). In Creonte, effettivamente, assistiamo a un processo di modificazione del suo atteggiamento nel senso di una acquisizione di una consapevolezza a lui prima sconosciuta; e S. presenta le cose in modo che il momento della sofferenza assolva in questo processo a una funzione essenziale (anche se la cosa va ben al di là di un `confronto' con Eschilo). Prima di tutto, il processo di modificazione del personaggio dopo l'uscita di Tiresia viene impostato da S. in due momenti successivi e secondo due linee diverse. In un primo momento Creonte si lascia agevolmente convincere dal Coro a tributare il rito funebre a Polinice e a liberare A. (vv. 1105 s.); ma il risultato di questo cambiamento è la ricezione di un principio (non bisogna combattere contro la necessità) del tutto tradizionale nell'etica greca arcaica (cfr. anche quarto stasimo, vv. 951-954, col ricordo di Licurgo). Colpisce soprattutto la sbrigativa sicurezza di Creonte, che è convinto di tenere ancora in pugno la situazione. Ma le sue aspettative vengono spietatamente frustrate dalla realtà. Come `simbolo'di questa situazione si può ricordare la troppo fiduciosa frase di Creonte del v. 1112 che viene `smentita' dal ben più veritiero v. 1158, pronunciato dal messo che annuncia la morte di Emone [l'******** che Cre Continua »