Ad Angelo mai: analisi e commento della canzone di Leopardi

Appunto inviato da giugiu08 Voto 5

Figure retoriche, analisi e commento del testo "Ad Angelo Mai" di Giacomo Leopardi (2 pagine formato doc)

AD ANGELO MAI: ANALISI E COMMENTO DELLA CANZONE DI LEOPARDI

Giacomo Leopardi, tomba e memoria. La canzone Ad Angelo Mai è sicuramente poesia d’alto impegno civile. In essa il giovane Leopardi, avvezzo alla trattazione di temi filosofici, ritorna su problematiche già affrontate, in funzione di una parenesi rivolta ai suoi contemporanei. Attraversa tutta la lunghezza della canzone il sentito confronto tra passato e presente, e più esattamente tra un passato fiorente e splendido per lo spazio lasciato all’immaginazione e un presente che per contrasto appare svuotato, dormiente, mediocre, vile. Il confronto è portato avanti con il continuo accostamento di immagini relative al passato ed altre relative al presente: alle prime corrispondono termini vaghi, indefiniti, estremamente “poetici”, secondo la definizione che ne dà lo stesso Leopardi, capaci di suscitare una certa idea di indeterminatezza; alle ultime, al contrario, corrisponde un campo semantico decisamente volto al pessimismo, che comprende termini come “tedio”, “disperato obblio”, “codarda”, “vile”, “distrutto”, “duolo”, “affanni”.

Ultimo canto di Saffo: commento della canzone di Leopardi


AD ANGELO MAI ANALISI DEL TESTO

La canzone si articola in diverse sezioni. In apertura e in chiusura è posta in rilievo la figura di Angelo Mai, che con la sua perseveranza riporta alla luce gli scritti degli antichi, rendendo inevitabile il confronto con i moderni e stimolando gli italiani a far rivivere lo splendore ed i valori delle epoche passate. Nelle strofe centrali, invece, Leopardi passa in rassegna alcuni grandi del passato, ognuno dei quali è ricordato come simbolo di un’epoca. Primo personaggio citato è Dante, di cui è ricordata la resistenza alla fortuna avversa; segue Petrarca, al quale Leopardi guarda quasi con invidia, poiché riuscì a vincere, col dolore, la noia. Nel presente, afferma il poeta, il “fastidio”, la noia, contraddistinguono l’uomo in tutte le fasi della sua vita.

Ultimo canto di Saffo: analisi del testo della canzone di Leopardi


AD ANGELO MAI FIGURE RETORICHE

La strofa successiva è dedicata a Cristoforo Colombo, apostrofato come “ardita prole” che riuscì a rompere ogni ostacolo della natura, scoprendo qualcosa d’ignoto che costituì la giusta ricompensa ai rischi affrontati. Tuttavia la lode a Colombo è seguita da un’amara considerazione: le nuove scoperte hanno privato gli uomini della possibilità di immaginare l’ignoto, e le esplorazioni, anziché rendere la Terra più grande, l’hanno limitata, con grave danno per l’uomo. Solo il Rinascimento ha saputo restituire il giusto peso all’immaginazione: Ariosto, “cantor vago”, ne è l’esemplificazione, essendo egli riuscito a narrare dei “felici errori” che rendevano meno “trista” l’epoca passata. Nel presente, spogliata ogni cosa del velo di speranza che prima ricopriva tutto, resta la consapevolezza che solo il dolore è cosa certa, e non vana come tutto il resto. Dalla considerazione di carattere universale Leopardi passa ad un altro personaggio, Torquato Tasso, che è eretto a simbolo dell’uomo “sensibile e immaginoso”, incompreso da uomini che, pensando solo al “computar” lo ritengono pazzo.