Orlando furioso, canto 23: analisi, parafrasi e figure retoriche

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analisi, parafrasi, divisione in sequenze, ricerca delle figure retoriche e altro sul canto 23 e canto 24 dell'Orlando Furioso. Analisi del testo del canto 23 dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto (5 pagine formato doc)

ORLANDO FURIOSO, CANTO 23: ANALISI, PARAFRASI E FIGURE RETORICHE

Analisi testuale della "Pazzia di Orlando".
-    Parafrasi CANTI XXIII – XXIV.
-    Individuazione delle sequenze; sintesi del racconto.
-    Individuazione dei temi e dei messaggi che l’autore vuol proporre; loro collocazione nel contesto del pensiero rinascimentale.
-    Individuazione e catalogazione degli interventi del narratore.
-    Individuazione dei passaggi ironici e dei passaggi in cui si vede agire la Fortuna.
-    Individuazione delle similitudini o metafore.
-    Individuazione delle altre figure retoriche.

La pazzia di Orlando: riassunto strofa per strofa


ORANDO FURIOSO CANTO 23 PARAFRASI

Parafrasi Canto 23
1^ seq. Lo strano percorso, non segnato da alcun sentiero, che fece il cavallo di Mandricardo per il bosco, fece in modo che Orlando vagò per due giorni, senza trovare la giusta via e senza averne indizi.
•    Sequenza di raccordo con le precedenti. Si riassume la situazione di Orlando.
2^ seq. Giunse ad un fiume che sembrava di cristallo, sulle cui sponde fioriva un bel fraticello, fiori nati spontaneamente, di vari colori, ornato da numerosi cespugli. A quest’ora del pomeriggio spirava una leggera brezza, molto grata sia al guerriero dotato di corazza, sia al pastore nudo, al punto che Orlando non ne sentiva il fastidio, poiché portava con se corazza, elmo e scudo. Entrò nel prato per poterci riposare ma ebbe un’accoglienza dolorosa e crudele, un ingrato soggiorno, in quel giorno triste e sfortunato.
•    Orlando giunge sulla riva di un fiume e cerca un posto per riposarsi.
•    ENDIADI – travaglioso albergo e crudo / infelice e sfortunato giorno.

Canto 23 dell'Orlando furioso: analisi del testo


ORLANDO FURIOSO CANTO 23 ANALISI DEL TESTO

3^ seq. Guardandosi intorno vide molti cespugli sulla riva ombrosa; dopo che egli li osservò con attenzione, fu certo di essere vicino alla sua amata. Questo è uno di quei luoghi che sono già stati descritti dove Angelica, dalla vicina casa del pastore, era solita venire con Medoro. Vede, infatti, i nomi di Angelica e Medoro legati insieme da cento nodi, scritti in cento luoghi. Tante sono le lettere, tanti sono i chiodi con i quali Amore punge e ferisce il cuore di Orlando. Con il pensiero cerca in mille modi di non credere a ciò che suo malgrado deve credere: si sforza di credere che si tratta di un’altra Angelica ad aver scritto il suo nome in quel luogo. Poi dice: «Io conosco anche questi caratteri: di tali ne ho visti e letti molti. Forse questo Medoro è solo una finzione: magari mette a me questo soprannome». Con queste opinioni lontane dalla verità, mentendo anche a se stesso, l’infelice Orlando si aggrappò a questa speranza che era riuscito a crearsi. Ma tanto più si accende di speranza, tanto più il fiume sospetto cerca di sopirlo: come l’incauto uccello che si ritrova tra la rete, quanto più sbatte le ali e cerca di liberarsi, tanto più si lega stretto.

Orlando furioso, La pazzia di orlando: parafrasi


ORLANDO FURIOSO CANTO 23 FIGURE RETORICHE

Orlando riconosce il luogo dove Angelica era solita venire. Vede scritti i nomi di Angelica e di un certo Medoro; nonostante l’evidenza cerca di nascondersi dietro la verità e di non credere a quello che vede.
SIMILITUDINE – come l’incauto augel che si ritrova in ragna o in visco aver dato di petto, quanto più batte l’ale e più si prova di disbrigar, più vi si lega stretto.
ENDIADI – punge e fiede / vedute e lette.
PERIFRASI – la bella donna del Catai regina (Angelica).
INTERVENTO DEL NARRATORE – questo è uno di quei luoghi già descritti dove Angelica era solita venire con Medoro.