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Spiegazione dell'operetta morale Dialogo della natura e di un Islandese: spiegazione dell'operetta morale di Leopardi (1 pagine formato doc)

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Spiegazione dell'operetta morale Dialogo della natura e di un Islandese - OPERETTE MORALI DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE Un islandese mentre ve errando per le regioni interne dell'Africa, incontra la natura.Segue un dialogo, durante il quale l'uomo spiega alla natura come la sua vita sia stata sempre infelice. Afferma alla natura:”tu sei nemica scoperta degli uomini e degli altri animali, e di tutte le opere tue, ora c'insidii, ora ci minacci, ora ci assali , ora ci pungi, ora ci percuoti, ora ci laceri, e sempre o ci offendi , o ci perseguiti.. e già mi veggio vicino il tempo amaro e lugubre della vecchiezza,… cumulo di mali e di miserie gravissime” Di fronte a queste accuse la natura rimane impassibilmente fredda, precisando all'ingenuo islandese che il mondo non è stato fatto per la specie umana e che se essa ha mirato sempre “ a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all'infelicità”;


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la sua indifferenza per la sorte dell'umanità è tale che, se anche le capitasse di estinguere tutta la specie umana, lei non se n'accorgerebbe neppure, essendo unicamente occupata a mantenere inalterato quel “perpetuo circuito di produzione e di distruzione”, che è la vita stessa dell'universo. Mentre così ragionano , giungono due leoni magri ed affamati , che hanno appena la forza di mangiarsi l'islandese: così possono tenersi in vita per quel giorno. Questo dialogo affronta il tema della natura che viene personificata e descritta come una gran donna ritta e con il volto mezzo tra il bello ed il terribile. Inizialmente l'islandese spiega il motivo per cui fugge dalla terra nativa e quindi dalla natura. Le sue conclusioni sono che la natura è nemica dell'uomo e di qualsiasi creatura dell'universo e non c'è possibilità di fuga e l'unica soluzione è accettare fieramente questo destino. La natura risponde affermando che non ha intenzione di curarsi delle creature umane in quanto lei segue solo la legge cioè creare e distruggere.


Vi compare per la prima volta, il "pessimismo cosmico" di Leopardi.La Natura non è più considerata la "madre benigna" degli esseri viventi; i colpevoli non sono più gli uomini che hanno deviato volontariamente dalle leggi naturali, ma la Natura è indifferente se non nemico dei suoi figli, incapace di procurar loro quella felicità che è in ognuno di noi.


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