Il teatro è sempre stato un importante luogo di ritrovo, e fra '600 e '700 era ben più di questo: ha influenzato fortemente la società del tempo e ne è stato a sua volta influenzato, tanto da subire, in quel periodo, molti cambiamenti.
È a partire dal XVII secolo che il teatro acquista una forma abbastanza definita: infatti solo allora le rappresentazioni cominciano ad avvenire in spazi adeguati, espressamente concepiti per ospitarle, e ad essere messe in scena da compagnie di attori professionisti (di attori, cioè, che recitano per passione ma anche, e soprattutto, per ricavarne un guadagno).
Il genere tipico di questo secolo è il melodramma. Questo genere nasce, da una parte, dalla sempre maggiore importanza acquisita all'interno degli spettacoli dagli intermezzi (ovvero brevi azioni mimiche o ballettistiche) tra gli atti delle commedie, che si allungano fino a costituire una forma teatrale a sé; dall'altra parte, sorge dai tentativi di recupero della tragedia greca da parte di un gruppo di dotti fiorentini riuniti nella Camerata de' Bardi,
recupero che porterà contributi decisivi a questioni riguardanti le conoscenze musicali. Si può quindi definire il melodramma come un'opera in musica.
Esso è caratterizzato, soprattutto nella sua forma di intrattenimento cortigiano, da frequenti mutazioni di scena, da lusso, grandiosità, da soggetti di vita mondana e vicende dinastiche: insomma, più in generale, da tutto ciò che può suscitare nel pubblico meraviglia e ammirazione. Non si deve dimenticare che il '600 è, per eccellenza, il secolo del Barocco. I
primi e più noti melodrammi sono Euridice (rappresentato per la prima volta a Firenze nel 1600) e Arianna (rappresentato per la prima volta a Mantova nel 1608).
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