DAI GIGANTI BUFFONI ALLA COSCIENZA INFELICE di Celati DAI GIGANTI BUFFONI ALLA COSCIENZA INFELICE di Celati (saggio incluso in FINZIONI OCCIDENTALI di Celati) La tradizione ideologica del riso. Per studiare la questione del riso in epoca moderna credo sia utile riferirsi ad un tipo cupo e serioso come André Breton, cioè alla sua Anthologie de l'humour noir. Questa antologia ha il merito di mostrare quale grosso pasticcio sia l'idea moderna di humour. Il riso, attraverso questo cannocchiale bretoniano, appare piuttosto lo sforzo antropologico di una cultura che non sa più cos'è il riso. Comunque la morale che ne viene fuori è che la stagione del riso si è chiusa da un pezzo e che nel nostro uso della letteratura il comico è ormai tanto raro quanto infrequente è il pianto. Mutamenti di cultura ci permettono oggi di parlare del riso solo con riferimento al passato, per rifare all'indietro il percorso di questa perdita. La tradizione del riso ha un profilo abbastanza chiaro fino alle soglie dell'epoca moderna. Michail Bachtin da una parte e Allardyce Nicoll dall'altra forniscono utili tracce per seguire la storia di un rituale che si lega sempre all'ordinamento sociale, all'amministrazione degli spazi e dei corpi. Per mettere a fuoco la questione si può ricordare come la storia del riso tracciata da Bachtin nel suo libro su Rabelais sia la storia di divieti compiuti dalla cultura delle classi alte, contro una tendenza alla parodia generalizzata che mal si concilia con il sapere assertivo e teologico occidentale. Lo stesso rilievo si può compiere attraverso la storia dei mimi o dei giullari esposta da Nicoll in Mask, Mimes and Miracles. Il mimo comico è da sempre il portavoce di un riso volgare e la sua vicenda è una continua vicenda di condanne ed emarginazioni da parte del sapere alto e dell'ordine costituito. È come se, col trasformarsi della società, si mantenesse intatto fino alle soglie dell'epoca moderna questo rapporto di ostilità tra il comico giullaresco e il sapere occidentale. A partire dal mimo classico, per tutto il Medioevo, fino alle festività carnevalesche del Rinascimento e alla pratica teatrale della commedia dell'improvviso, la costante risorsa del riso sta ne: la volgarità i termini sboccati la tematica dell'osceno Cosa voglia dire ciò, e perché la volgarità o l'oscenità debba contrapporsi così ostinatamente al sapere, è il fondo per nulla chiaro della questione. Scelgo di prendere la tradizione del riso studiata da Bachtin in quanto modello di riferimento, per parlarne in termini generalizzati e svolgere tutti i confronti a partire da qui. Il riso carnevalesco è un fenomeno di smembramento del sapere e dell'unità di visione del mondo, riducendo a frammenti caricaturali ciò che altrove ha valore di destino. Le gerarchie sociali, le attribuzioni di valore agli oggetti e alle parti del corpo, la tematica del rapporto tra carne e spirito, tutto ciò sembra scoppiare nel riso carnevalesco, invertendo il senso, abbassando ciò che è alt Continua »