La poesia lirica che si sviluppò in Toscana alla fine del Duecento, prese spunto da una tradizione che deriva dai trovatori e alla cui base, in Italia, sta l'esperienza della Scuola Siciliana. Furono i Siciliani a impiegare per la prima volta un volgare italiano nella lirica d'amore, ispirandosi a quella provenzale.
La poesia lirica nasce alla corte di Federico II di Svevia, nominato imperatore nel 1220 e morto nel 1250. La sua corte, per quanto itinerante, si era stabilita per lo più in Sicilia, che cosi era divenuta il centro non solo politico ma anche culturale dell'Impero. Il potere di Federico era di tipo moderno, un accentramento unitario e non più un frazionamento di potere di tipo feudale. La "Magna Curia" (la grande corte imperiale) era il fulcro da cui doveva diramarsi a raggiera la vasta articolazione di uno Stato amministrato in modo unitario da una schiera di funzionari borghesi, laici e provvisti di una cultura di tipo giuridico (il più famoso fu Pier delle Vigne).
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