Torquato Tasso e poetica: Vita opere poetica. La sua opera più importante e conosciuta è la Gerusalemme liberata (1575), in cui vengono descritti gli scontri tra cristiani e musulmani alla fine della Prima Crociata, durante l'assedio di Gerusalemme. (3 pagine formato doc)

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Nel Tasso l'attività poetica dominò la vita di ogni giorno, fino ad impacciarla in un alternarsi di speranza–delusione, amore–solitudine, valore-sfortuna, vita-morte che rappresentano il senso drammatico dell'esistenza. Il poeta visse la crisi dell'età della Controriforma, quando la civiltà rinascimentale era, ormai, al tramonto. Il crollo politico, militare ed economico dell'Italia aveva introdotto nella vita un senso di precarietà, crollata la fiducia nelle capacità dell'uomo, la Controriforma ripropose la religione come giustificazione della vita. Tasso fu il poeta della Controriforma, della transizione fra due mondi difficili da conciliare: nato nella prima metà del secolo (1544), quando ancora era vivo il Rinascimento, e trovatosi poi immerso nel clima contraddittorio della Controriforma, divenne, tra scrupoli e dubbi, il peggior inquisitore di se stesso. Il poeta fu combattuto tra i ricordi del vecchio mondo ed il presentimento del nuovo e restò incerto fra spontaneità creativa e rigide regole, senza saper trovare un equilibrio. Da ciò derivò il suo tormento sia artistico, sia esistenziale. Nella Liberata il Tasso cercò di conciliare classicismo ed ansia religiosa. Il Tasso visse in un perenne stato d'angoscia e d'ansia, con un senso tragico della vita, intesa come lotta destinata a risolversi come una sconfitta. Egli cercò un mondo esteriore, storicamente epico, in un repertorio già esaurito e vi immise il suo spirito cavalleresco e malinconico, trovandovi la propria immortalità. Tasso intese inserirsi nella tradizione epica che va da Omero a Virgilio. Abissale è la differenza d'ispirazione che distingue il Tasso dagli immediati predecessori, Pulci, Boiardo, Ariosto. Nel poema del Tasso le implicazioni etico–religiose e la forte drammaticità si contrappongono allo spirito irridente del Pulci, alla gioiosa visione del Boiardo ed alla libera fantasia dell'Ariosto, che canta l'avventura, la gioia di vivere, le mirabili imprese, gli amori, l'imprevisto, con le lievi movenze sceniche di uno spettacolo teatrale a corte. La stessa invocazione alla musa, che nel Tasso è estremamente impegnativa e programmatica, è risolta dall'Ariosto in un galante omaggio, non scevro d'ironia, alla donna amata. L'ispirazione epico - religiosa del Tasso, vede la lotta fra cristiani ed infedeli come eterna contrapposizione di bene e male, infatti nella Gerusalemme liberata, l'unione di vero e di meraviglioso genera il verisimile, che coincide con gli interventi celesti ed Continua »

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