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Recensione critica del saggio di G. Macchia "le rovine di Parigi", Mondadori 1995 (1 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastella Appunto inviato da simmy78

LE ROVINE DI PARIGI (Macchia, G LE ROVINE DI PARIGI (Macchia, G. 1995) “Ogni rinascita prevede sempre una distruzione?” Con questa domanda vorrei aprire la mia disquisizione sul saggio che Macchia ha scritto, riprendendo alcuni frammenti di un'opera che W. Benjamin aveva in mente di scrivere e che non portò mai a termine. Parigi capitale del XIX°secolo doveva essere un'opera celebrativa dello splendore che la città avrebbe acquisito nel momento in cui assurgeva al mito di modernità, ma evidentemente le teorie di Blanqui (accanito oppositore della modernità) ebbero forte impatto su di lui, facendogli pensare al caro prezzo che la città avrebbe pagato per “rifarsi il volto”. Dunque Macchia ci ripropone quest'opera secondo due filoni: apocalittico, fatto di presagi e immagini di distruzione presenti nell'immaginario di grandi luminari della letteratura francese tra `800 e `900 ipotetico, ossia di possibilità che la letteratura ha perso, opere che avrebbero potuto essere scritte e di cui non restano che vaghi frammenti Macchia individua il primo segno tangibile di avvio al rimodernamento di Parigi nell'opera di sventramento compiuta dal piccone di Haussman nel 1859. Questo burocrate fu incaricato di dare un nuovo assetto alla città: strade più ampie, palazzi di uguali dimensioni con i tetti tutti dello stesso colore (rosso mattone)…insomma ciò che oggi vediamo passeggiando per le “rues”d i Parigi, oppure godendo il panorama dall'attico del “Centre La Fayette” fu opera di quest'uomo. Ma ancor prima Baudeleire aveva già in mente questa immagine di distruzione in uno dei suoi “reves parisiens” :Le Cygne in cui il cigno alla disperata ricerca d'acqua in una Parigi deserta e bruciata dal sole diventa il paragone della sofferenza di Andromaca, piegata da un destino avverso. Anche nella poesia di Vigny sono presenti presagi di distruzione, come nell'immagine di Parigi dopo la rivoluzione di febbraio, il cui cielo scuro e denso, quasi in attesa di un cataclisma, richiama il fumo e la fuliggine di una Parigi industrializzata. Questi sono soltanto alcuni tra gli autori che hanno profetizzato la distruzione, ma c'è chi nel XX° secolo ha vissuto questa distruzione sulla propria pelle; mi riferisco a Proust che vide nell'immagine di un aereo tedesco pronto a sganciare le proprie bombe il prezzo da pagare per progredire (o forse regredire) verso la modernità. Ciascuno a suo modo, ciascuno secondo la propria sensibilità ci racconta il proprio incubo, il proprio sogno profetico… Per rispondere alla domanda iniziale: “si, ogni rinascita è anticipata da una distruzione, ma rinascere non sempre sinonimo di evoluzione” Simona Patierno Continua »

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