GIOVANNI PASCOLI GIOVANNI PASCOLI Nacque a S. Mauro di Romagna nel 1855. L'evento più significativo della sua infanzia fu l'assassinio del padre (10 Agosto) per motivi di interesse economico. La perdita del padre fu per lui un grave trauma acuta sfiducia nei confronti della storia (intesa come istituzioni, strutture della società), perché non furono mai trovati gli assassini. Pascoli alimenta una sfiducia nei confronti della giustizia umana. Si attacca moltissimo ai famigliari: madre, due sorelle, un fratello. La famiglia viene però attraversata di nuovo da lutti: muoiono la madre e il fratello. Pascoli vive con le due sorelle e cerca di ricostruire il nido famigliare con loro (Ida e Mariù). Il nido assume una connotazione di morbosità, esasperazione. Questo legame viscerale con le sorelle impedì a Pascoli di formarsi una famiglia propria lo spinse a condannare, a ostacolare l'uscita dal nido di Ida. Il matrimonio di Ida provocò una lacerazione in Pascoli sentiva sfasciarsi il nido. Condusse una vita gretta, tra scuola, impegni letterari e famiglia. Un altro fatto importante della sua vita fu l'arresto subito dal giovane Pascoli a Bologna durante manifestazioni anarchiche a cui aveva aderito. Erano anni caldi ideali dell'anarchico italiano A. Costa. L'anarchia era un movimenta estremo0 di sinistra. Pascoli si era lasciato illudere dalla militanza politica, ma passa dei mesi in prigione. Questo aggravò la sua sfiducia nei confronti della storia ebbe un atteggiamento di distanza e di timore verso le istituzioni umane. Condusse una vita modesta, cercò di tradurre le pulsioni emotive che provava nel contesto familiare senso di lutto. POETICA La poetica di Pascoli si ritrova in uno scritto del 1897 “Il fanciullino”, uscito sulla rivista “Il Marzocco”. Pascoli prende ispirazione da un dialogo di Platone “IL FEDONE”, dove Platone racconta di Socrate morente nel momento in cui parla dell'immortalità dell'anima per consolare i discepoli al suo capezzale Socrate però vede Cebes che piange e gli dice di non farlo perché l'anima è immortale Cebes: “E' il fanciullino che c'è in me che piange”. Pascoli elabora il concetto della voce ingenua, spontanea, irrazionale, che ci fa aver irrazionalmente paura del buio, che ci fa parlare coi sassi, con le nuvole, che ci fa vedere e sentire altre cose. IL FANCIULLINO DIVENTA IL SIMBOLO DELLA POESIA, di una poesia che non è mai canale di ideologia me solo sfogo lirico, sfogo del fanciullino che non si lascia imbrigliare dalla ragione. Poesia=intuizione Pascoli applica il concetto di poesia come puro processo analogico, non come struttura razionale, ma come poesia fatta di illuminazioni (intuizionismo di Bergson). OPERE 1891 MYRICAE il titolo nasce da un verso virgiliano nella quarta egloga all'inizio: “non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici” (arbusti+tamericipoesia semplice, alla portata di tutti). Virgilio inizia così l'egloga in cui dichiara di Continua »