Salvatore Quasìmodo (Salvatore), poeta italiano (Siracusa 1901 - Napoli 1968) Giuseppe Ungaretti Il termine ermetismo venne divulgato, se non coniato, da Francesco Flora, con l'intento di condannare l'oscurità, che si credette di poter indicare quale denominatore comune della poesia inaugurata da Giuseppe Ungaretti. D'altra parte, esauritasi la fortuna di D'Annunzio, dopo la tragica esperienza della prima guerra mondiale la letteratura di stampo retorico comportò come reazione l'affermarsi di quella idea della poesia pura che implicava la negazione dell'eloquenza e di ogni concessione a ciò che porta la poesia lontano dalla sua specifica finalità. L'ermetismo dei nuovi poeti fu anche una difesa della loro solitudine, e il linguaggio da iniziati che essi usarono rispose a una concezione aristocratica dell'arte. Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto nel1888. Figlio di emigrati lucchesi, visse fino a quattordici anni nella città natale, vicino a quei paesaggi del deserto che sarebbero rimasti uno dei temi costanti di tutta la sua opera. Qui vi fece anche le prime esperienze intellettuali grazie alla frequentazione del gruppo della Baracca rossa ed ebbe i primi contatti con la poesia francese e italiana. Nel 1912 si trasferì a Parigi, ove frequentò la Sorbona e strinse amicizia con i maggiori esponenti dell'avanguardia europea frequentando i pittori Braque, De Chirico, Modigliani e Picasso: un'eco di questo fondamentale soggiorno parigino si trova in alcuni saggi. Si trasferì poi a Milano e poco dopo partì per la guerra, che combatté come soldato semplice sul Carso. Negli anni del dopoguerra si stabilì a Marino, presso Roma, esercitando il giornalismo; poi si trasferì in Brasile, a San Paolo, fino al 1942. Del 1933 è il suo secondo libro di versi nel quale i temi della condizione umana di fronte alla natura e alla coscienza si approfondiscono con meno evidente, ma non minore drammaticità. Il terzo libro (1947) raccoglie le poesie brasiliane (soprattutto ispirate dalla morte del figlio, Antonietto) e quelle dedicate alla guerra: nel 1942, infatti, Ungaretti era tornato a Roma, ove insegnò per molti anni letteratura italiana contemporanea e ove doveva stabilirsi. Morì a Milano nel 1970. Attraverso una continua esercitazione formale, di cui è testimonianza l'enorme numero di varianti alle singole poesie, tale da trasformarle anche sostanzialmente da una stesura all'altra. Sostenuta dalle esperienze della poesia europea moderna, soprattutto francese, l'opera ungarettiana è essenzialmente nutrita di un sia pur acceso ed espressionistico classicismo e come tale rappresenta, in Italia, l'ultimo esempio di un tipo di poesia “tradizionale”. Nell'affrontare i temi più attuali e brucianti questa poesia rivela come sua più alta ambizione la volontà di durata, una irriducibile fiducia nella parola del poeta, unico punto fermo nell'universale naufragio. 1 Continua »