La cantatrice calva

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Piccola recensione dell'opera di Ionesco e riassunto dei singoli capitoli(formato word pg 4) (0 pagine formato doc)

LA CANTATRICE CALVA (La Cantatrice chauve) LA CANTATRICE CALVA (La Cantatrice chauve) Di Eugène Ionesco Quest'opera di Ionesco, esponente di spicco del teatro dell'assurdo, è composta soprattutto da dialoghi, apparentemente senza nessun collegamento tra loro e creati da giochi di rime e assonanze. Essi perdono il loro significato se analizzati su singole battute, ma è come se, nell'assurdità del dettaglio, l'insieme assumesse comunque una linea conduttrice per tutta l'opera, creando una trama relativamente semplice, ma allo stesso tempo di complessa comprensione. La storia che viene narrata è molto breve: due coniugi, il signore e la signora Smith, si trovano nel loro salotto, parlando del più e del meno, quando entra la cameriera Mary annunciando i coniugi Martin, ospiti per la cena di quella sera. Gli Smith decidono così di andare a cambiarsi per accogliere gli ospiti e Mary li fa accomodare nel salotto. Al termine di un dialogo tra i due, basato su coincidenze che li legano, rientrano in scena i padroni di casa. A stento s'inizia una conversazione, ma questa si anima in seguito, grazie ad una contrapposizione tra mogli e mariti. Suonano, infatti, alla porta per ben tre volte e, non trovando nessuno, la signora Smith giunge alla conclusione, sostenuta anche dalla Martin, che quando suona il campanello della porta non c'è mai nessuno. Gli uomini sostengono che invece non può essercene la sicurezza e, infatti, al quarto suono, il signor Smith trova il capo dei pompieri. I quattro lo fanno accomodare e lo invitano a raccontare degli aneddoti. Entra allora Mary, che riconosce il pompiere come un suo vecchio amore, e insiste per partecipare ai racconti, ma le viene concessa una sola poesia, poiché non degna di partecipare a discorsi di così alto livello. Nel frattempo il capo dei pompieri deve congedarsi, poiché ha la necessità di rientrare in servizio. I signori Smith e i Martin iniziano allora una serie di battute, composte da luoghi comuni inesistenti e scioglilingua senza senso, recitati dapprima in modo glaciale e crescendo poi verso toni ostili e nervosi. I quattro si trovano quindi in piedi ad urlare il ritornello “non è di qua, ma è di la” in modo sempre più rapido. Le luci calano e le voci smettono di colpo. Al riaccendersi delle luci, viene ripetuto l'inizio dell'opera, ma interpretato dai coniugi Martin, mentre cala il sipario lentamente. Ciò che però caratterizza l'opera non è la trama, ma la presenza di contraddizioni, che creano una discontinuità, sia dal punto di vista cronologico che da quello delle emozioni espresse dai personaggi. Riprendendo ciò che ho detto anche inizialmente, l'opera va osservata non nei singoli momenti del suo svolgimento, bensì nel suo complesso, e si potrà così vedere che si tratta, almeno secondo la mia opinione, di una vera e propria opera d'arte. SCENA PRIMA Viene posto un forte accento sul tono inglese dell'ambiente. Ci sono in scena il sig. Smith, seduto in poltrona, che fuma la pipa e legge