In questa brevissima immagine vengono magicamente a coincidere la contemplazione della natura e lo stato d’animo dell’uomo.
Il testo è tratto dal primo volume di versi di Salvatore Quasimodo “Acque e terre” che esce nel 1930 , quando il poeta ha 29 anni.
Ai motivi autobiografici egli accosta qui la contemplazione delle acque, dei profumi della sua Sicilia, quasi identificandola in un perduto Paradiso. Ma, accanto a questi motivi, ecco la riflessione sul male del vivere, sul dolore e sulla solitudine dell’uomo. Ed è proprio questa solitudine che egli ritrae in questa lirica brevissima, tre versi liberi, ma che possono tuttavia considerarsi a buon diritto espressione esemplare della poesia ermetica.
Primo verso: l’uomo pur vivendo “sul cuor della terra” e quindi al centro delle cose, è condannato all’isolamento e all’incomunicabilità. Il termine “solo” richiama l’idea della solitudine, mentre la parola “cuore” richiama il pulsare della vita, la ricchezza di passioni e sentimenti.
Secondo verso: l’immagine positiva del “raggio di sole”, simbolo di luce, vita e calore, è in contrasto con il simbolo di morte, pena, dolore e sofferenza del participio “trafitto”.
Chi è trafitto è bloccato e non può quindi comunicare con gli altri. L’immagine dell’uomo “trafitto da un raggio di sole inchiodato sul cuor della terra” racchiude l’idea di solitudine.
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