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Follia: Relazione molto approfondita sul tema della follia con note a fondo pagina. (220 pagg., formato word) ( formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da crycall2000

Introduzione INTRODUZIONE Numerose difficoltà cospirano alle spalle di chi intenda, oggi, riflettere filosoficamente sulla follia. Lo stesso oggetto sul quale una tale fatica dovrebbe compiersi appare sfuggente. Un autorevole dizionario filosofico come quello di André Lalande, dopo aver sottolineato la genericità, la vaghezza del termine, il suo ricorrere pressoché unicamente nel linguaggio comune e ordinario, rinvia il suo lettore alle pagine dedicate all'aliénation mentale. Non diversamente Abbagnano, alla voce pazzia del suo Dizionario di Filosofia, accanto alle riflessioni platoniche ed erasmiane, conclude significativamente con un rinvio alla voce psicosi. Pur nella loro dovuta sinteticità queste pagine una cosa arrivano comunque a dirla, e con estrema chiarezza: da un lato l'oggetto-follia nella sua dimensione filosofica pare recintato irrimediabilmente nel passato; dall'altro, nel nostro oggi, consegnato interamente al linguaggio quotidiano, metafora con funzione iperbolica e dallo scarso potere di definizione. All'interno del vocabolario scientifico il termine follia sostanzialmente fatica a trovare posto, espulso, soppiantato e specificato nella precisione dei quadri nosografici. Sembra così che il filosofo sia chiamato a prendere atto di questa trasformazione-traduzione della follia nella malattia mentale. Sembra che lo studioso di follia sia di diritto privato del suo oggetto. Se non vuole rischiare di sussumere tutti i suoi sforzi in una pura passione antiquaria, non può non tener conto di tutti quei fattori che lo sollecitano a mutare l'oggetto del suo interesse, ad esercitare i suoi atti di lettura non più e non tanto sugli scritti (antichi) di follia, quanto piuttosto su quelli (moderni) della malattia mentale. Insomma, la follia, espressione generica e vaga, propria unicamente del linguaggio ordinario, si presenta priva di un'autentica statura scientifica. Nel passato dunque la follia, con tutto il suo corredo di rimandi alla letteratura, alla religione, alla magia, alla divinazione; oggi unicamente la malattia mentale e il suo insistere nelle scienze psicologiche. Si constata un passaggio, si deve prendere atto di un processo di trasformazione-traduzione e di tutte le difficoltà e i problemi che tale processo trascina con sé: il punto d'arrivo, la malattia mentale, che rapporto realizza con la sua origine? L'atto di traduzione che è in questione ha creato residui? E in caso affermativo, di quale natura sono questi residui, questi frammenti di significazione che la follia aveva in sé e che il movimento di traduzione ha finito col perdere? E ancora, più radicalmente: si tratta davvero di una traduzione, o non è piuttosto una cancellazione tout court dell'antico termine e della sua area semantica, l'invenzione di un qualcosa che prima non c'era? Le interrogazioni, è evidente, si potrebbero moltiplicare indefinitamente qualora in luogo di ragionare sui termini generali, follia e malattia mentale, scendessimo a considerare le speci d Continua »

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