IL GENRE LIRICO DOPO IL 1848: LA NASCITA DELLA POESIA MODERNA IN EUROPA; IL RITARDO E L'ANOMALIA DELLA SITUAZIONE ITALIANA IL GENRE LIRICO DOPO IL 1848: LA NASCITA DELLA POESIA MODERNA IN EUROPA; IL RITARDO E L'ANOMALIA DELLA SITUAZIONE ITALIANA La poesia moderna nasce in Europa dopo il 1848, grazie soprattutto al valore di rottura e di esempio che ebbero Les fleurs du mal [ I fiori del male] (1857) di Baudelaire. Dopo il 1848 il poeta appare diviso fra la consapevolezza della”perdita dell'aureola” e della “fine dell'aura” e la tentazione di restaurare gli antichi privilegi, fra la presa d'atto della propria “miseria” e marginalità e un bisogno di risarcimento che lo porta a esaltare la propria attività come una missione oracolare e a teorizzare il valore superiore e assoluto dell'arte. Le due possibilità, che si esprimono prevalentemente l'una nei modi dell'allegorismo e l'altra in quelli del simbolismo, sono entrambe praticate da Baudelaire; ma la seconda prevale nel periodo che va dal 1880 al 1904 circa, corrispondente all'affermazione del Decadentismo in Europa. Parallelamente si offre ai poeti un'altra alternativa: quella fra prosasticità e assolutezza, fra registro basso e registro alto e sublime. Essa deriva dalla collocazione della lirica in un sistema dei generi letterari ormai dominato dal romanzo. In questa situazione a essa non resta che subire l'influenza del genere romanzesco e diventare anch'essa prosastica oppure differenziarsi nettamente dalla narrativa in prosa, assumendo un linguaggio specializzato e autoriflessivo fortemente elitario. In questo quadro europeo la situazione italiana è caratterizzata da un notevole ritardo culturale. Nel nostro paese il legame con la tradizione poetica settecentesca non era mai stato interrotto, e perciò non era stato ancora creato un linguaggio lirico moderno. Negli Inni sacri e nelle poesie civili Manzoni mostra un sostanziale impaccio a destreggiarsi fra linguaggio aulico e aspirazione alla popolarità e alla concretezza. Questo ritardo spiega l'anomalia del caso italiano dopo l'Unità. Basti pensare che il maggiore poeta italiano degli anni Settanta e Ottanta, e indiscusso caposcuola, è il tradizionalista Carducci, poeta - professore ancora legato alla linea del classicismo. La rottura dei poeti scapigliati era stata infatti assai poco profonda: più gridata e velleitaria che sostanziale. E anche quando, con Lucini, con Pascoli e d'Annunzio, il Simbolismo penetrerà nel nostro paese, graverà sempre sulla sua versione italiana un'ipoteca umanistica e classicistica, incline al recupero dei moduli retorici del passato e alla restaurazione dell'”aureola”. Bisognerà attendere l'età dell'Espressionismo, dopo il 1904, perché anche in Italia entrino i modi della grande lirica europea. LA POESIA IN FRANCIA: I FIORI DEL MALE DI CHARLES BAUDELAIRE La raccolta poetica di Charles Baudelaire (1821-67), che uscì nella primavera del 1857 in una tiratura di 1320 e Continua »