Capitolo 9 de I Promessi Sposi: commento: commento sul capitolo 9 de "I promessi Sposi" di Alessandro Manzoni sulla storia della monaca di Monza ( formato txt)

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Capitolo 9 de I Promessi Sposi: commento - COMMENTO CAPITOLO 9 DE "I PROMESSI SPOSI" È la storia della monaca di Monza Tecnica narrativa Il Manzoni fa un flashback (sospende la narrazione dei fatti per parlare di Geltrude). In "Fermo e Lucia" la storia della monaca di Monza è molto più lunga: è una storia nella storia e il Manzoni si sofferma sugli aspetti più cupi mentre ora accenna solo il male perché non ama compiacersene.

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Rappresentazione del Seicento L'autoritarismo e l'anarchia ora li vediamo spostati sulla famiglia e sulla religione. La famiglia è vista come autorità esercitata a fine dell'utile. La religione era ridotta a uno strumento per ottenere la felicità terrena. Presentazione indiretta della monaca di Monza Il Manzoni ci presenta indirettamente la figura di Geltrude attraverso le descrizioni del guardiano e del barrocciaio che la dipingono come una figura fiabesca. Presentazione diretta della monaca di Monza Il Manzoni entra nei minimi particolari e nella descrizione appare il connettivo avversativo "ma" che indica il travaglio interiore del personaggio.

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Il Manzoni usa una serie di contraddizioni. Mette in risalto gli occhi neri e attraverso essi dice che cosa gli occhi pensano(psicologia): esprimono pietà, dolore, affetto nascondendo un mistero. Queste notazioni sulla fisionomia rivelano il danno provocato dalla violenza sull'animo precedentemente innocente. Il contrasto cromatico allude ad una situazione interiore conflittuale. Il principe-padre È l'unico sul quale il Manzoni si accanisce senza pietà. Il giudizio dato dal Manzoni è negativo poiché il principe-padre è espressione del male. Egli è chiuso nel culto dei pregiudizi della casta (onore, apparenza splendente, potere unito) e con la sua volontà schiaccia quella della figlia. È un padre austero e severo e il suo commando imprime un sentimento come se fosse una necessità fatale.

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A Geltrude nessuno dice direttamente che deve farsi monaca ma è un'idea sottintesa e toccata in ogni discorso. Il padre tiranno mette in moto un'organizzazione malefica che coinvolge la famiglia e le monache faccendiere di Monza in una violenta congiura contro Geltrude. La fanno sentire colpevole e la chiudono in una solitudine che provoca un senso di colpa dal quale il proprio riscatto può avvenire attraverso la corruzione.

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Per ottenere il consenso, Geltrude finge e prega il proprio volere di non essere più sola. La malvagità del principe-padre corrompe la figlia e la costringe a corrompersi e le fa pensare che per emergere la corruzione è necessaria quindi Geltrude accetta la corruzione come una norma di vita. Complicità tra padre e figlia Si evidenzia in tre momenti:
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