Il pensiero politico nell'etÓ moderna: Appunti sul pensiero politico nell'etÓ moderna . (3 pag - formato word) ( formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da mariousa

IL PENSIERO POLITICO NELL'ETA' MODERNA IL PENSIERO POLITICO NELL'ETA' MODERNA La politica, dal greco politikÚ (tÚckne) “arte di governare” Ŕ la scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica. Il pensatore inglese, Thomas Hobbes, identifica la nascita dello Stato con un contratto, indissolubile, che ha avuto origine tra molti individui “singoli”. Quest'atto accorda al sovrano ogni potere, senza divisioni e spartizioni che ne limiterebbero l'efficacia del suo compito: il trionfo della pace, della sicurezza e della ragione. Hobbes applica inoltre alla sua “filosofia civile” il metodo delle scienze naturali spiegando i fenomeni attraverso le forze della natura e proprio dal combinarsi di queste Ŕ stato, secondo lui, costituito lo Stato; il filosofo inglese interpreta anche lo Stato come un'immensa macchina che ha lo scopo di mantenere la pace. Spinoza, filosofo olandese, differisce dalle idee hobbesiane nel sostenere che l'inserimento dei singoli individui nello stato sia esclusivamente dovuto alla maggior sicurezza che l'organismo statale offre al benessere dei singoli; solo per questo motivo sono, infatti, disposti a rinunciare alla libertÓ, di cui godevano nello Stato di Natura. Il potere dello stato non deve per˛ privare i singoli delle libertÓ di pensiero e di parola, che comporterebbe inconvenienti da entrambe le parti. Spinoza cerca, infatti, di trovare un equilibrio tra i doveri dello stato e le esigenze degli individui, in modo tale da garantire l'uso delle due libertÓ senza sconvolgere la pacifica convivenza comune. Locke a differenza dei suoi predecessori, individua nello stato di natura alcuni diritti ben definiti: diritto alla vita, alla libertÓ e agli averi, che lui riassume in “proprietÓ” dell'individuo. L'uomo ha, secondo il filosofo inglese, nello stato di natura la perfetta libertÓ di regolare le proprie azioni e disporre dei propri possessi e della persona, come si crede meglio, nei limiti delle leggi della natura…“nessuno deve recar danno agli altri nella vita, libertÓ o possessi”. La continua incertezza e l'esposizione alla violazione dei propri diritti da parte di altri rendono l'uomo desideroso di abbandonare questa condizione, piena di timori e di continui pericoli. Locke non riconosce allo stato un potere sui diritti originari dell'uomo, ma solo il compito di tutelarli con pi¨ sicurezza: lui Ŕ difatti l'iniziatore/instauratore della tradizione liberale. Secondo le sue idee, all'individuo deve essere, prima di tutto, riconosciuta la libertÓ dallo stato, libertÓ di seguire la propria volontÓ in tutto ci˛ che “in cui la norma non dÓ precetti”. Un'accezione diversa assume la libertÓ nelle idee di Alfieri, dove la concezione di questa non ha precise connotazioni politiche, economiche, giuridiche; non prende corpo in progetto definito di stat Continua »

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