"Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale" di Montale: Commento e analisi de “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” di Eugenio Montale. (1 pg - formato word) ( formato doc)

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Commento de “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” di Eugenio Montale Commento de “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” di Eugenio Montale La poesia è contenuta nella raccolta Satura, che comprende poesie scritte tra il 1962 e il 1970, ed è tratta dalla sezione Xenia, dedicata alla malinconica e dolce rievocazione della moglie del poeta, Drusilla Tanzi, morta nel 1963, la quale torna alla mente del poeta per la sua semplicità e voglia di vivere. Col termine “Xenia”, nella tradizione classica, s'indicavano i brevi componimenti, detti epigrammi, che accompagnavano i doni fatti ad un ospite nel momento in cui lasciava la casa che lo aveva accolto e così Montale, attraverso questa raccolta di brevi poesie, intende fare un pensiero alla moglie nel momento della sua partenza senza ritorno. La forma metrica utilizzata è detta in versi liberi, tipica tecnica poetica adottata dai poeti del `900, secolo nel quale vengono abbandonati i canoni tradizionali i quali erano vere e proprie catene che limitavano la libertà stilistica di ogni singolo autore, le quali vengono spezzate, ad esempio con l'utilizzo di versi di lunghezza irregolare e nella scelta delle rime. Da un punto di vista sintattico e lessicale, oltre alle più espressioni metaforiche, si notano un enjambement tra il quinto e il sesto verso e lo scarso utilizzo di proposizioni subordinate, il risultato di tali scelte crea un ritmo lineare, non spezzato, di un'azione iterativa, che si ripete nel tempo, come a sottolineare la quotidianità, la semplicità che viene inoltre evidenziata da un registro quasi colloquiale che nasconde però dei forti significati simbolici, espressioni chiave per comprendere la poesia. Il tema principale della poesia rievoca uno degli aspetti che caratterizzavano la moglie, ovvero la forte miopia, ed intorno ad essa si vengono così a creare diverse espressioni metaforiche, tra le più importanti sulla vita vissuta insieme, “è stato breve il nostro lungo viaggio” e sulla vista, non solo intesa come tale, ma anche come vista “esistenziale”, dove sbaglia “chi crede che la realtà sia quella che si vede”. Nel motivo della discesa delle scale, ripresa per ben tre volte, il tema della vista si fonde con la loro esperienza coniugale. Col passare dei versi ci si accorge come questo accompagnare la moglie va poco a poco trasformandosi in un rapporto opposto, dove la vera guida non è più, appunto, il poeta, che dovrebbe aiutarla a causa della sua miopia, ma la moglie, poiché, come scritto negli ultimi versi, “di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue”. La discesa delle scale è un momento della vita quotidiana, della consuetudine, e tale semplice azione viene mirabilmente descritta ed evidenziata, attraverso un ritmo iterativo, il quale produce un effetto che tende così ad esaltare la semplicità della poesia e, allo stesso tempo la semp Continua »

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