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Tesi di laurea di Giampaolo Iacobelli ( formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da martaferrucci

INTRODUZIONE INTRODUZIONE In una conversazione con Molotov nell'estate del 1945 Stalin, parlando delle frontiere sovietiche, diceva: “….l'area baltica è nostra da tempo immemore…. Le Saxalin, le Kurili, Port Arthur e Dalny nostri: Bene! Cina, Mongolia e Ferrovia Orientale Cinese sotto controllo….”. Diceva Mao in una riunione di partito del '35: “Noi non siamo un partito comunista indipendente, siamo una branca del Comintern; mentre la nostra rivoluzione è parte della rivoluzione mondiale”. Queste dichiarazioni sintetizzano abbastanza chiaramente i due modi di vedere le relazioni internazionali e la politica profondamente diversi dei due leader comunisti, che nel corso degli anni genereranno una serie di divergenze e sospetti reciproci mai completamente risolti. Divergenze che ostacoleranno, all'indomani della nascita della Cina comunista, quella che altrimenti sarebbe sembrata la più scontata delle alleanze fra i due Stati socialisti più grandi del mondo. Nelle parole di Stalin sopra riportate si può infatti intravedere il suo atteggiamento estremamente pratico verso la Cina secondo il quale essa, più che un partner, rappresentava una pedina nello scacchiere geopolitico da lui ideato e manovrato. La sua visione dell'equilibrio mondiale post-bellico era dominata dal timore di uno scontro con il mondo capitalistico, o meglio con gli Usa, per cui la questione cinese fino a che rappresentò una possibile causa scatenante di tale confronto fu sempre tenuta in secondo piano. La citazione di Mao, invece, ci mostra la sua maggiore propensione a vedere il quadro delle relazioni internazionali attraverso le lenti dell'ideologia, in cui l'Urss era vista come guida del movimento rivoluzionario mondiale e il partito comunista cinese, nel perseguire lo scopo di edificazione del socialismo nel proprio paese, aderiva in pieno a questo movimento. Il suo fare politica scaturiva dalla sua natura di rivoluzionario, la rivoluzione era il terreno su cui si basava la sua esperienza e su cui si forgerà la sua condotta politica; lo confermano le sue parole: “Ho sviluppato la mia carriera compendiando le esperienze storiche”. Nelle file della dirigenza cinese non mancava chi vedeva di buon occhio una politica internazionale che non si sbilanciasse troppo ad Est o ad Ovest, ma “Mao era contrario a ciò, pensando che perseguire la “politica del mezzo” nelle relazioni internazionali sarebbe stato pericoloso per la causa della rivoluzione comunista cinese poiché ne avrebbe indebolito la dinamica interna e offuscato la distinzione fra rivoluzione e controrivoluzione”(1). E d'altronde fra tutti i membri del Partito comunista cinese esisteva la ferma convinzione che “le divergenze fra essi e i Sovietici non erano diverse da quelle che talvolta emergono fra fratelli”(2). Solo la pratica politica di Mao come capo della Repubblica Popolare Cinese lo porterà sulla medesima strada staliniana d Continua »

TAG: politica internazionale LUOGHI: cina PERSONE: mao zedong
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