Bullismo è un termine che è stato tradotto in italiano dall’inglese “Bullying” che è utilizzato per trattare un tipo di comportamento di un singolo o di un gruppo, che fa o dice cose per avere potere su un coetaneo. Negli ultimi tempi, giornali e telegiornali trattano di vicende assai gravi: gruppi di ragazzini e ragazzine che picchiano e filmano l’ aggressione. Esso è entrato anche nelle scuole dove docenti, sociologi e genitori si interrogano per trovare una risposta alla domanda sul perché avvengo questi episodi nell’ambito scolastico. Il bullismo è sempre esistito, ma, negli ultimi anni, si sente più parlare di questo fenomeno perché i “bulli” firmano le loro bravate con il cellulare, per poi caricare i video su youtube.
In Italia viene considerato “bullo” una persona esibizionista, molte volte sbruffone, che ama fare il gradasso e che la maggior parte delle volte si approfitta dei più “deboli”. In verità, il bullismo non è una forza, ma debolezza e il perché lo si capisce ragionando: se un ragazzo picchia o minaccia un altro individuo è per sentirsi forte, e gli fa piacere sentirsi così perché non riesce a esprimere in un altro modo le sue “doti”. Bisogna, inoltre, saper distinguere dal normale conflitto, il bullismo che avviene solo quando sono presenti determinate caratteristiche, ossia l’intenzione di far male, la ripetività dell’azione, nessun appoggio per la vittima e l’incapacità di quest’ultima di difendersi. Il bullismo si presenta in tre tipi:
Il bullismo diretto verbale: quando un ragazzo o un gruppo di ragazzi dicono cose spiacevoli, manda bigliettini con insulti e parolacce e quando il ragazzo “debole” viene ripetutamente preso in giro;
Il bullismo diretto fisico: quando un ragazzo o un gruppo di ragazzi, ricorrono alla violenza fisica;
Il bullismo indiretto: quando una persona viene isolata e nessuno gli rivolge la parola, quando guardano male il ragazzo o quando i “bulli” diffondono dicerie in giro per mettere di questa persona in cattiva luce
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