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L'infinito di Giacomo Leopardi: Versione in prosa e sintetica analisi testuale della celebre poesia (2 pagine formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da peppa92

Questa lirica composta nel 1819 fa parte della raccolta di poesie " i piccoli idilli " .

Il poeta (Giacomo leopardi) è solo su una collina e si ferma a guardare l'orizzonte , dinnanzi a lui c'è una siepe che gli impedisce la vista sull'orizzonte.

Tuttavia è proprio questo ostacolo che gli permette di vedere oltre l'orizzonte e lo fa spaziare nell'immensità, facendogli conseguire la visione interiore dell'infinito spaziale (nel verso 7° io nel pensier mi fingo significa che il poeta nella sua mente sta materializzando l'idea di infinito) ma in questi spazi immensi il poeta perde ogni punto di riferimento , ciò gli porta un senso di ansia e paura (ove per poco il cor non si spaura).

Poi dopo una lunga pausa, l'improvviso stormire del vento tra le foglie riporta il poeta alla realtà, ma dopo un attimo quella realtà scompare e, come la siepe gli aveva suggerito l'idea di spazio infinito, così il soffio del vento gli suggerisce l'idea dell'infinito temporale, cioè dell'eternità. Ma stavolta il poeta si abbandona dolcemente in questa "dimensione" provando un senso di pace e quiete (il navigar m'è dolce in questo mare.

Strutturalmente troviamo anzi tutto l'enjambemant , nei versi 5 e 6 ad esempio «sovrumani/silenzi», inoltre sono spesso presenti punti e virgole che rallentano e addolciscono il ritmo della poesia, attraverso queste tecniche il poeta cerca di mostrare (in parole povere di far vedere) l'infinito al lettore

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