Fabio Diodati Fabio Diodati Padova, martedì 2 gennaio 2001 IVD Recensione de “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi Autore: Carlo Levi nacque a Torino nel 1902. Dopo essersi laureato in medicina, si avvicinò al gruppo di intellettuali che faceva capo a Pietro Gobetti. La sua attività principale fu come antifascista e gli causò il carcere ed il confino in Lucania, peraltro condonatogli nel'36. Dagli anni trascorsi in Lucania desunse gli elementi caratterizzanti la sua opera principale, Cristo si è fermato a Eboli, il romanzo che, tradotto in molte lingue, lo ha reso celebre. Esule a Parigi durante la seconda guerra mondiale, nel `46 scrisse “Paura della libertà” e nel `50 “l'orologio”, in cui rappresenta la situazione italiana del dopoguerra: dalla delusione alle speranze di rinnovamento. Seguirono “Le parole sono pietre”, “Il futuro ha un cuore antico” e “Un volto che ci somiglia”. Muore a Roma nel 1975. Titolo: Secondo l'autore Cristo si sarebbe fermato a Eboli, tra Salerno e l'appennino, senza curarsi dei suoi figli più sfortunati, in pratica dei contadini di Gagliano, il piccolo paese della Lucania dove è ambientata la vicenda. L'autore vuole chiarire subito il concetto che il sud, ed in particolare la Basilicata, si trova in uno stato di tale arretratezza che gli stessi abitanti vivono in condizioni che non possono definirsi umane (cristiano nell'opera significa semplicemente uomo). Riassunto: L'autore espone in prima persona vicende realmente accadute in un mondo solitario e primitivo, lontano da quello civilizzato, eppure appartenente allo stesso dannatissimo Stato: l'Italia fascista. Il racconto ha inizio quando, dopo aver trascorso alcuni mesi a Grassano, il confinato Carlo Levi, medico e pittore affermato, viene trasferito in Lucania, a Gagliano; questo è un paese di montagna ai confini del mondo, abitato solo da cafoni, contadini poveri e ignoranti, vittime dello Stato fascista. Il letterato che giunge qua sconvolge la loro vita abitudinaria ed essi lo accolgono benevolmente, come se fosse una divinità; persino le autorità fanno a gara per invitarlo a cena, perché tutti gli attribuiscono un grande potere. Levi infatti è un uomo di cultura, buono d'animo che conosce la medicina e le arti; la sua figura mette in suggestione gli umili personaggi del villaggio che cercano in lui una protezione e una guida per fronteggiare lo strapotere dello Stato. Dopo essersi ambientato e aver scoperto che anche nei cafoni, sotto l'aspetto brutale e le mani rovinate dal lavoro, ci sono uomini bisognosi d'aiuto, il Poeta prende coraggiose decisioni e diviene il medico del paese. Egli svolge la sua attività gratuitamente, ma col massimo impegno, e ottiene il rispetto e l'amore reverenziale di tutti, soprattutto il podestà e le famiglie più illustri del paese lo accontentano nei suoi desideri perché questi prenda le loro parti nella guerra tra clan... Il paese è infatti diviso in c Continua »