Per quanto riguarda gli studi sulla lingua dei mass media c'è stata una riluttanza dell'ambiente scientifico nei confronti del problema per tutta una seria di motivazioni riassumibili a grandi linee.
La storia della lingua è stata sbilanciata verso lo scritto e letterario perchè la nostra lingua proviene da una tradizione scritta e letteraria e ad essa si appoggia. Nel suo schema, Berruto sotto la denominazione standard scrive italiano letterario che significa appoggiato a una tradizione di tipo letterario. I mass media non rientrano (almeno apparentemente) in una tradizione letteraria. C'è stato un po' di snobbismo scientifico che ha portato a disinteressarsi ai mezzi di comunicazione. La sociolinguistica è arrivata tardi (1950 dall'America)
Un altro aspetto riguarda la convinzione che occuparsi di una realtà troppo contemporanea non sia giusto perché non garantisce l'oggettività, la scientificità, il distacco che si ha per il passato. Molti mezzi di comunicazione, poi, si sono formati recentemente (web, computer, e-mail, chat, sms). Alcuni linguisti con una sensibilità particolare hanno affrontato il problema. Va citato Migliorini che in un suo lavoro. Del 1938 aveva tentato di analizzare in un volume di Lingua Contemporanea con osservazioni sulla lingua dei giornali, della pubblicità, del cinema, della radio. Una grossa spinta è venuta all'inizio degli anni '60 da Tullio De Mauro che nel 1963 pubblicò Storia Linguistica Dell'Italia Unita che è ancora oggi un punto di riferimento. Qui per primo ha messo l'accento sull'importanza fondamentale dei moderni mezzi di comunicazione per l'unificazione dell'italiano. Per primo sotto linea come l'unificazione linguistica è avvenuta per una serie di fattori, soprattutto i mezzi di comunicazione. In quel periodo ci sono anche l'obbligo scolastico, il servizio di leva, lo stato burocratico, i movimenti migratori, i mezzi di comunicazione. De Mauro sottolinea che per fruire i mezzi di comunicazione non bisogna essere alfabetizzati e perciò anche gli analfabeti sono raggiunta. De Mauro è stato sempre molto progressista. Per l'Italiano Popolare abbiamo una disputa che ha come rappresentanti De Mauro (ottimista) e Cortelazzo (pessimista).
Negli anni ‘70 si è avuta una proliferazione di studi (come per l'italiano popolare).
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