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Tema sul risorgimento italiano: mancata rivoluzione agraria o equilibrato processo di unificazione?(2 pagine, formato word) ( formato doc)

VOTO: stellastellastella Appunto inviato da fra82

Il risorgimento italiano: mancata rivoluzione agraria o equilibrato processo di unificazione Il risorgimento italiano: mancata rivoluzione agraria o equilibrato processo di unificazione? Il risorgimento italiano, inteso come il periodo nel quale il nostro Paese ha iniziato, e portato avanti un cammino volto a “risorgere” dalle angherie subite sotto le dominazioni Spagnola prima, Austriaca dopo, si é visto determinare nel passato entro varie coordinate temporali, finché non si è giunti ad identificarne (è questa attualmente la tesi maggiormente accreditata) la nascita nel periodo della Rivoluzione Francese e la conclusione nel 1870, quando, presa Roma, si poteva considerare fatta l'Italia. In un modo o nell'altro lo scopo di tanti anni di lotte e teorizzazioni politiche si era realizzato: la penisola era unificata sotto il nome del Re Carlo Alberto di Savoia. Il periodo i cui avvenimenti hanno poi portato alla svolta effettiva del risorgimento, va identificato, in ogni caso nell'arco temporale che intercorre tra il 1848 e la Spedizione dei Mille. Si tratta di un periodo tutt'altro che calmo per i regni della penisola, in cui si alternano alla guida delle masse, differenti esponenti, accomunati da un unico obiettivo: l'indipendenza dallo straniero e la creazione di una “nazione italiana”. L'opposizione di Cavuor e Mazzini: due delle figure guida di questo periodo, le quali intendevano raggiungere l'Unita Nazionale con mezzi ben diversi, si è rivelata, conclusivamente necessaria e produttiva, ai fini del loro progetto comune. Un grande lavoro di teorizzazione e burocrazia non sarebbe bastato a raggiungere la nostra unità se da qualche parte, nella penisola, non vi fosse stato anche un gruppo pronto ad agire. Se pur il primo dei punti resi noti al re da parte del primo ministro fu proprio quello di “farla finita al più presto con Garibaldi”, il quale, in nome dei mazziniani aveva organizzato la spedizione dei mille, alla fine Cavour dovette seguire il re nella legittimazione delle sue conquiste. Se pur dovendo divincolarsi dagli opponimenti di Cavour, Garibaldi “non esitò a ordinare che la spedizione proseguisse”, come ha detto il Mack Smith, il quale ne esalta la figura definendolo “impetuoso nell'azione”, ma “prudente del correre rischi non necessari”. L'aspra critica che storici come il Gramsci hanno mosso nei confronti di Mazzini, il quale è stato accusato di non aver sufficientemente preso in considerazione il fatto che “la questione agraria era la molla per far entrare in moto le grandi masse” e quindi portare avanti nel modo più efficace uno sviluppo dei progetti nazionalistici cui tanto si aspirava, certo non può essere mossa nei confronti di Garibaldi il quale trovò la forza del suo movimento nella “accozzaglia” (D. M. Smith) dei mille uomini che lo seguirono nella sua spedizione e poi nelle masse contadine al prospetto delle quali si fece creder Continua »

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