Dal latino al volgare Dal latino al volgare IntroduzioneDalla caduta dell'Impero romano d'Occidente all'anno Mille, un nuovo concetto di unità integra e sostituisce la cultura classica e i modelli politici del mondo antico.L'unità dei valori cristiani tende a inglobare ogni aspetto della vita collettiva e a porsi come punto di riferimento della civiltà europea, che ha assistito, nel giro di pochi secoli, alle invasioni barbariche, alla crisi economica, allo spopolamento delle città.Il modo di produzione feudale, caratterizzato dal vassallaggio e dalla servitù, modifica il tessuto economico e sociale e contribuisce alla formazione di un ordine politico fondato sull'obbedienza e sugli ideali cavallereschi.Il momento culturalmente più significativo coincide invece tra il V e il IX secolo con il processo di trasformazione della lingua latina nelle lingue romanze.Latino e lingue romanzeNon esiste nella storia dell'Occidente una vicenda che per intensità drammatica, dimensioni e conseguenze sia paragonabile al declino e alla caduta dell'impero romano. Tuttavia, questa immensa catastrofe, proprio a causa delle sue dimensioni, non ebbe i caratteri di un crollo repentino, ma fu piuttosto un processo che si protrasse per secoli, raggiungendo il suo culmine con la data canonica del 476 d.C. (deposizione di Romolo Augustolo) senza però che questo evento segnasse la fine assoluta e definitiva di una civiltà. Anzi, nel momento in cui si verificò, la deposizione dell'ultimo imperatore ebbe un'eco irrilevante, e nessuno dette all'evento il significato simbolico che poi avrebbe assunto per i posteri: esso in realtà si inseriva, come un episodio fra i tanti, nella lunga crisi che travagliava il mondo antico e che ebbe nelle invasioni barbariche la sua manifestazione più appariscente, ma non certo la prima né l'ultima. Secondo alcuni studiosi, infatti, il periodo storico che noi chiamiamo "Medioevo" e che facciamo convenzionalmente cominciare dal 476 d.C. andrebbe addirittura retrodatato di almeno due secoli, poiché già al volgere del III secolo d.C. non sarebbe più possibile parlare in senso proprio di "età classica" per la quantità e la qualità delle trasformazioni sociali, economiche e culturali intervenute a modificare profondamente il quadro del mondo antico. Certo è che, dal punto di vista linguistico, che è poi quello che qui ci interessa più da vicino, i sintomi del fenomeno sono vistosi e segnalano l'esistenza di una crisi profonda del latino classico e, di conseguenza, della civiltà che lo aveva espresso, in epoche ben precedenti al 476 d.C. Ne rendono testimonianza numerosi documenti, a cominciare dalla celebre Appendix Probi, operetta risalente appunto al III secolo d.C., nella quale un anonimo grammatico cercò di ricondurre alla norma classica forme che se ne erano allontanate lungo una traiettoria che avrebbe infine condotto alla nascita dei volgari neolatini.Naturalmente, il processo di disgregazione del latino classico si accentua e si accelera con Continua »
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