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Amoralità e simulazione in Machiavelli: Tema:Il motivo dell'amoralità e della simulazione in Machiavelli.(Documento Word, 6 pag.) ( formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da biusy

TEMA TEMA IL MOTIVO DELL'AMORALITA' DELLA SIMULAZIONE NEL CAP XXVI E L'ANALISI STILISTICA. Nel cap. XXVI° vengono presi in analisi i singoli comportamenti che si addicono ad un principe a partire dall'atteggiamento da tenere nei confronti del denaro. Strutturalmente il brano può essere così suddiviso: dal rigo 1 al 4 vediamo che il principe deve essere liberale, ma in maniera tale da attirare l'attenzione dei cittadini, che, altrimenti, lo considererebbero un avaro. Dal verso 5 al verso 14 troviamo le conseguenze dell'essere troppo liberale, che consistono nell'attirare la malevolenza del popolo e a diventare irrimediabilmente meschino. Le righe 15-21 esorta al resistere alle maldicenze perché soltanto una minima parte della popolazione sarebbe scontenta della sua liberalità. Fino al rigo 26 vengono fatti degli esempi riguardanti personaggi importanti come imperatori, papi. Successivamente(vv.27-41) analizza due diversi tipi di liberalità:quella dannosa e quella che produce vantaggi. La conclusione, dettata dagli ultimi versi, è che più che la liberalità vale ad un principe la parsimonia, perché non lo fa sembrare ai sudditi rapace e odioso. L'esclusione dalla vita umana di una religiosità trascendente; l'accentuazione del valore dello Stato, unica istituzione che assicuri una vita civile; la sottovalutazione di tutti gli aspetti della vita estranei alla politica, dovevano portare a fissare un criterio di giu­dizio delle nostre azioni che le valutasse in rapporto all'utile che ne deriva allo Stato, non in rapporto a una legge morale. Questa conseguenza - di cui il Machiavelli fu cosciente e che sviluppò fino ai suoi limiti estremi- fu della massima importan­za storica, non solo per le dispute alle quali diede luogo, ma per­ché poneva in crisi la morale corrente e fissava un criterio di giu­dizio nuovo, fondato solo sulla « verità effettuale » delle cose. Inol­tre, solo così, con la scoperta di una morale intrinseca a essa, la politica diventava davvero un'attività autonoma: per Machiavelli, l'uomo in quanto « animale politico » va giudicato solo « politica­mente », per la congruenza delle sue azioni ai suoi fini, senza pre­giudizi. Fondamentali per capire quest'aspetto sono i capitoli centrali del Principe, là dove Machiavelli tratta delle virtù che il principe deve possedere, e si sforza non di consigliare — come spesso si è creduto — atti immorali, ma di dimostrare come certi atti, “buo­ni” secondo la morale dell'uomo privato, sono « cattivi » in poli­tica, in quanto nuocciono allo Stato e alla comunità; mentre altri atti. « cattivi » se commessi dal privato, sono « buoni » in politica, in quanto aiutano a mantenere in vita lo Stato e la comunità. Vi è dunque, una distinzione fra morale privata e morale politica, e le infrazioni alla morale corrente sono consigliate solo per il poli­tico, e solo in quanto utili allo Stato; del resto, Machiavelli distin­gue esplicitamente fra « principi » e « tiranni », considerando « ti Continua »

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