Molinari Luca UN PASSATO DA ADOLESCENTE Parliamo oggi di adolescenza. A prima vista sembrerebbe di trattare un argomento di attualità e sarebbero sicuramente numerose le storie da raccontare, i pareri d'ascoltare e le teorie da formulare su quegli anni della vita che spesso sembrano influire in modo così incisivo sulla nostra personalità. In fondo si vorrebbe parlare semplicemente di se stessi, dei momenti felici e di altri meno gioiosi, ponendo l'accento sulle proprie paure di ragazzi, per far rivivere in sostanza, quei giorni in cui tutto sembrava così difficile, impossibile per chi stava muovendo solo allora i primi passi verso un nuovo mondo; giorni in cui si aveva voglia di scappare per sfuggire alle paure che già facevano presagire l'acre odore della maturità. Anche il sottoscritto ha molte esperienze da raccontare in merito, ma non preoccupatevi, non sarete voi le sfortunate vittime di quei racconti. È invece mia intenzione trattare quest'argomento presentandovi una figura che molto si avvicina a quella dell'adolescente e che molto ha in comune con essa; vi parlerò di un uomo anch'esso impegnato in un difficile cammino d'iniziazione, alla ricerca di se stesso e alle prese con paure, dubbi e perplessità. Per scoprire questa misteriosa figura è d'obbligo un salto nel passato di circa quattrocento anni per vedere come l'uomo nel quindicesimo secolo, altro non fosse che un giovane alle prese con il non facile passaggio dalla fanciullezza all'età adulta. L'uomo del seicento è insicuro, privo di certezze e di solide fondamenta; è curioso e vivace nel tentare di capire la realtà che lo circonda ma allo stesso tempo timoroso che nuove scoperte possano essere causa di confusione all'interno della sua mente. La causa scatenante di questo interessante fenomeno è da attribuire all'intensa attività scientifica del tempo che pone l'essere umano di fronte a nuove e sconcertati verità. L'interesse di numerosi scienziati nell'indagare le cause di determinati fenomeni porta allo smantellamento di molte convinzioni e mette in crisi l'uomo del seicento. Si osserva quindi, da una parte, la figura dello scienziato che, sospinto dal desiderio di indagare e scoprire, sperimenta ed elabora le proprie teorie, dall'altro quella del filosofo reso vittima di un radicato pessimismo a causa della confusione che ormai regna nel suo "io". A questo proposito, un esempio lampante ci è fornito da Calderon de La Barca il quale, riflettendo sulla natura dell'uomo e sul mondo che lo circonda, afferma l'apparente realtà di tutto ciò che l'uomo crede esistere sostenendo tuttavia che questo altro non sia che un sogno, come sogni sono tutte le esperienze e le sensazioni che egli prova. E' affascinante, a mio parere, calarsi nel mondo di Calderon, in cui " sogna il ricco la ricchezza" e " il re il suo stesso regno", costituito da certezze che non sono altro che illusioni; è forse triste pensare che la vita sia delirio ed illusione ma allo stesso tempo porta a comprendere come l'ani Continua »