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Tesina:Cultura di massa nello stato fascista.(Documento Word, 13 pag.) ( formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da marinsig

La questione del “governo basato sul consenso generale”, divenne una preoccupazione di grande importanza nel primo dopoguerra, CULTURA DI MASSA NELLO STATO FASCISTA di Marco Signorelli INTRODUZIONE La questione del “governo basato sul consenso generale”, divenne una preoccupazione di grande importanza nel primo dopoguerra, quando i vecchi partiti cercavano di ristabilire l'ordine nei paesi devastati dal conflitto. Anche il sistema economico e sociale andava ricostruito, non esistevano più le condizioni necessarie perché potesse ancora sopravvivere la vecchia idea di capitalismo liberistico, caratterizzato da lunghi orari di lavoro e manodopera disorganizzata. L'unica alternativa ai propositi rivoluzionari offerti dai partiti di sinistra era un capitalismo organizzato, basato sul consenso di massa. Occorreva un cambiamento nella distribuzione economica e sociale, nonché la creazione di una cultura politica su scala nazionale, che potesse convincere la gente che gli interessi comuni fossero più importanti delle controversie etniche o delle animosità sociali. Bisognava far sì che i lavoratori divenissero consumatori disciplinati, che conducessero una vita di famiglia “ordinata” ed impiegassero il tempo libero in maniera proficua. A questo proposito, molto importanti furono i progressi delle tecnologie comunicative, nuovi strumenti per la diffusione delle ideologie, nonché la presenza dello sport e dei divertimenti per attirare ed intrattenere le masse. CONSENSO NELLO STATO FASCISTA La ricerca del consenso di massa nello stato fascista fu innanzitutto un modo per fronteggiare l'insufficienza della forza come principale strumento di governo. In Italia, a differenza di altri paesi, non c'era una forte richiesta di “democrazia sul posto di lavoro”, perché la squadre fasciste avevano disgregato i sindacati e la messa al bando di ogni opposizione anti-fascista fu la definitiva condanna delle ultime resistenze. Dunque il consenso divenne il mezzo per riportare la disciplina e l'ordine fra i lavoratori, la cui disorganizzazione si pensava derivasse dallo Stato liberale. Inoltre molti fascisti credevano che lo scopo primario della rivoluzione nazionale fosse quello di fare aderire le masse allo Stato nazionale. Spesso comunque questo non era che un pretesto per gli squadristi di abusare dei lavoratori e per il fascismo spesso che si proponeva di diventare anima e coscienza dello stato. Mussolini in ogni caso doveva mantenere la sua situazione e nel frattempo risollevare l'economia italiana; presto questo peso fu scaricato sui lavoratori con accelerazioni dei ritmi di lavoro e riduzioni salariali, dunque era importante per il duce l'appoggio di queste masse, aveva bisogno di lavoratori che accettassero silenziosamente il peggioramento della loro situazione. Il consenso può essere quindi interpretato come lo sforzo del regime per far accettare alla popolazione i disagi provocati da un'economia sottosviluppata e Continua »

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