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Regno di Babilonia: Ricerca sulla Babilonia: il territorio, il clima, gli usi e i costumi dei babiloniesi. (5 pg - formato word) ( formato doc)

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Regno di Babilonia (babilonese Babil, "porta di Dio"; persiano antico, Babirush), antico regno della Mesopotamia; conosciuto i Regno di Babilonia (babilonese Babil, "porta di Dio"; persiano antico, Babirush), antico regno della Mesopotamia; conosciuto inizialmente come Sumer e in seguito come Sumer e Accad, si estendeva su un territorio tra il Tigri e l'Eufrate a sud dell'odierna Baghdad, in Iraq. La civiltà babilonese Sviluppatasi dal XVIII al VI secolo a.C., la civiltà babilonese fu, come quella sumera che la precedette, una civiltà di carattere urbano. Nella regione si potevano contare più di una dozzina di città circondate da villaggi. A capo della struttura politica vi era il re, monarca assoluto che esercitava potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Sotto di lui vi era un gruppo di governatori e amministratori. A un consiglio degli anziani della città era delegata l'amministrazione locale. La cultura babilonese, complessa e articolata, influenzò quelle dei paesi confinanti, come il regno assiro (Assiria). Gli scavi archeologici hanno restituito molte tavolette d'argilla incise con caratteri cuneiformi, documenti preziosi della letteratura babilonese. Uno dei più importanti testi ritrovati è costituito dalla famosa raccolta di leggi (XVII secolo a.C.) conosciuta come codice di Hammurabi, che insieme ad altri epistolari e documenti, databili a periodi storici diversi, ha permesso la ricostruzione della struttura sociale e dell'organizzazione economica babilonese. Società e classi sociali La società babilonese si fondava su una suddivisione in tre ceti rappresentati dagli awilu, uomini liberi di alto rango; i wardu, o schiavi; e i mushkin, persone libere ma di basso rango, le quali legalmente si trovavano in una posizione intermedia tra gli awilu e i wardu. Molti schiavi erano prigionieri di guerra, ma alcuni venivano reclutati tra la popolazione babilonese. Infatti i cittadini liberi potevano essere ridotti in schiavitù come punizione per particolari reati; inoltre vigeva la consuetudine che i genitori, spinti dalla necessità, vendessero i figli come schiavi, o ancora che un'intera famiglia fosse ceduta al creditore in pagamento del debito per una durata massima di tre anni. Gli schiavi erano proprietà del loro signore come un qualsiasi altro bene: potevano venire marchiati, frustati e severamente puniti nel caso tentassero di fuggire. Poiché era comunque vantaggioso per il padrone che gli schiavi fossero forti e sani, essi venivano in genere trattati senza inutili crudeltà. Inoltre godevano di alcuni diritti, potendo svolgere affari, prestare denaro e riscattare la propria libertà. Se uno schiavo si univa in matrimonio con una persona libera, i figli che nascevano da questa unione erano persone libere. Il prezzo di vendita di uno schiavo variava a seconda del mercato e delle caratteristiche dell'individuo in vendita; il costo medio di un uomo adulto si aggirava intorno ai 20 denari d'argento, somma questa con la quale si potevano acqui Continua »

TAG: tigri PERSONE: hammurabi
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