Costi di produzione. Generalità e breve periodo: Un'analisi dettagliata dei costi di produzione per l'impresa in generale e nel breve periodo. (formato word pg 3) ( formato doc)

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I COSTI DI PRODUZIONE I COSTI DI PRODUZIONE 1. La minimizzazione dei costi. Un'impresa che abbia stabilito di produrre un determinato output, deve anche studiare il modo di produrlo col minor costo possibile. I problema è simile a quello della massimizzazione dell'utilità per il consumatore: allora si trattava di determinare la tangenza tra la curva d'indifferenza e la minore delle rette di bilancio; ora abbiamo un isoquanto e le rette di isocosto. L'isoquanto è la funzione di produzione che permette di rilevare l'output dai fattori produttivi (input), cioè f(x1, x2)= y. Le rette di isocosto mostrano nel grafico i punti di output per i quali il costo dei due fattori produttivi è uguale, e dunque hanno la stessa inclinazione. 2. Quali costi? Breve e lungo periodo. Le imprese debbono sostenere varie tipologie di costo: a seconda che siano di breve o lungo periodo, e a seconda che siano fissi o variabili. La distinzione tra breve e lungo periodo è molto semplice: nel lungo, tutti i costi sono variabili. Il costo variabile è definito come il costo totale del fattore di produzione variabile calcolato per ogni livello di produzione. Esso è dunque strettamente legato ai fattori variabili di produzione: laddove il fattore di produzione è variabile, il costo che lo misura è altrettanto variabile. 3. I costi nel breve periodo: CF, CV, CT, COSTI QUASI FISSI. Si vuole analizzare l'andamento dei costi al variare dell'output nel breve periodo. Il costo totale è semplicemente la somma dei costi di tutti i fattori produttivi impiegati. Esso è determinato, nel breve, dai costi fissi e da quelli variabili. Il più importante dei costi fissi è il costo opportunità del capitale investito. Esso è spesso trascurato, ma erroneamente. Va infatti calcolato poiché misura l'opportunità persa nel non averlo investito altrove. Il costo opportunità si calcola alla stregua di ogni altro costo fisso: Costo Fisso= rK0 ove K0 rappresenta l'ammontare del capitale e r il suo costo per unità. Il costo fisso, naturalmente, è indipendente dalla quantità di output che verrà prodotta. Se ad esempio spendo 30 milioni l'anno per l'affitto di un capannone, è evidente che tale costo resterà tale e quale a prescindere dalla mia attività. Il costo variabile, già definito sopra, può misurare, ad esempio, il costo del lavoro: Costo Variabile= wL1 ove w rappresenta (in questo caso) il salario orario e L1 (sempre in questo caso) la quantità di lavoro richiesta per produrre un output determinato. Il costo variabile è direttamente dipendente dall' output prodotto, anche se nella formula non è presente questa quantità; ma nell'esempio le ore di lavoro dipendono da quanto output decido di produrre. Il costo totale è determinato, come detto, dalla somma dei due precedenti: Costo totale= CF + CV Esiste poi un'altro tipo di costi, definiti quasi fissi. Un esempio può essere il consumo di energia elettrica, pari a zero se non produco nulla (e tengo chiusi gli uffici), ma fisso dal momento in cui inizio a Continua »

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