Tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento si sviluppa un nuovo campo d'indagine, la narratologia . Essa è la branca della semiotica che studia le caratteristiche e il funzionamento di un testo narrativo. In quegli stessi anni, l'indagine sui testi narrativi andava concentrandosi sempre più verso l'individuazione di elementi invariabili che costituissero la struttura di base di un testo narrativo. Tali studi prendono il nome di narratologia strutturale e i suoi iniziatori sono i formalisti russi.
Si deve a Toma ŝ evskij la distinzione tra fabula e intreccio, dove per fabula s'intendono tutti gli avvenimenti che compongono una storia e per intreccio l'insieme degli stessi eventi nella successione in cui sono effettivamente riportati nel testo. In brani più semplici, come le fiabe popolari, la fabula e intreccio coincidono, quindi gli eventi nel racconto seguono un ordine cronologico e causale. Nelle forme narrative più complesse, invece, fabula e intreccio tendono a non coincidere; si hanno quindi dei "salti" temporali in avanti ( prolessi o flashforward ) o all'indietro ( analessi o flashback ).
Gli studi di narratologia proseguirono con Propp , il quale si propose di ricostruire una vera e proprio morfologia del testo narrativo . Propp era fermamente convinto, infatti, che vi fosse una struttura di base comune a tutte le fiabe. Lo studioso prese in considerazione cento fiabe russe e delineò ben 31 elementi minimi che egli definì " funzioni narrative ". Notò che queste funzioni si susseguivano sempre nello stesso ordine. Proseguendo le sue analisi, Propp fissò lo svolgersi delle azioni nelle fiabe in sette sfere di azione : la sfera dell'eroe (il protagonista), dell'antagonista, del donatore (di un oggetto magico utile al protagonista), dell'aiutante, della principessa (oggetto delle ricerche dell'eroe) e del falso eroe (colui che si spaccia per l'eroe). Gli studi di Propp tuttavia presentano un limite. Questi infatti si era limitato all'analisi di un unico genere narrativo, ovvero la fiabe, e per di più le fiabe che aveva preso in considerazione erano tutte legate in qualche modo alla cultura russa. Dunque, le funzioni narrative da egli individuate si dimostrarono fallaci se cercate in un'altra tipologia di testi.
Nel corso del Novecento, le analisi narratologiche sono proseguite affinché si trovassero elementi comuni a tutti i tipi di testo. Tra i principali studiosi che si occuparono di questa indagine si annovera Greimas , il cui obiettivo era quello di individuare il livello immanente alla narrazione, vale a dire una sorta di tronco strutturale comune. Gli studi di Greimas prendono sostanzialmente le mosse da quelli Propp, rielaborando le sfere d'azione proppiane che egli ribattezza " ruoli attanziali ." I ruoli attanziali ( o attanti ) sono dei ruoli sintattici, privi di una qualunque specificità, e vanno quindi distinti dai personaggi che li compiono, da Greimas denominati " attori ". I ruoli attanziali sono sei e si pongono su tre assi :
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