La società di massa
Gili (1990) definisce la società di massa come una "società in cui le istituzioni relative ai diversi sottosistemi sociali (economico, poitico-amministrativo, del diritto, dell'educazione, della comunicazione sociale, ...) sono organizzate in modo tale da trattare con vasti insiemi di persone considerate come unità indifferenziate di un aggregato o ‘massa'". Tratto tipico delle società di massa è la differenziazione funzionale, sono, cioè, società composte ‘atomisticamente' di individui che non appartengono più integralmente ad un certo segmento o status sociale, ma dispongono dell'accesso ai diversi sistemi differenziati, anche se solo per funzioni specifiche, di volta in volta rilevanti nella loro vita. Tale differenziazione funzionale della società è propria delle società moderne , cioè l'organizzazione sociale nata con le profonde trasformazioni economiche, culturali e sociali avviate alla fine XIX sec. (profonde trasformazioni connesse al fenomeno dell'industrializzazione).
C.H.Saint-Simon (1760 - 1825; considerato il padre del socialismo moderno e della sociologia positivista) fu tra i primi ad interrogarsi sulla società che lentamente andava modificandosi e ad offrire una nuova chiave di lettura. Egli elabora il concetto di "società organica ", cioè una società equiparata a un organismo all'interno del quale tutti i soggetti non sono che parti. L'equilibrio dell'organismo si ha dal contemporaneo sviluppo di tutti i suoi elementi (se muta uno solo di essi, si verifica uno squilibrio). La ‘fisiologia sociale' di Saint-Simon considera le differenziazioni delle parti all'interno dell'organismo sociale come qualcosa di inevitabile, che può essere controllato su basi scientifiche = la società è composta da parti separate che si ricompongono e trovano una loro armonia in uno sviluppo complessivo. D'altro canto, sarà proprio l'accentuazione della differenziazione tra le parti a costituire la base per l'elaborazione di una teoria della società di massa.
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