GIOLITTISMO
Nel 1901 è Ministro degli Interni al fianco del primo ministro Zanardelli; nel 1903 è lui stesso primo ministro; si dimette nel 1905 a causa delle discussioni seguenti la statizzazione delle ferrovie. Ritorna nel 1906 al suo posto dopo un governo brevissimo di Fortis e un altro altrettanto breve di Sonnino. Si dimette nuovamente nel 1909 e ritorna alla sua posizione nel 1911. Rimane sino al
DITTATURA DI GIOLITTI: una dittatura parlamentare i cui tratti caratteristici furono il sostegno costante alle forze più moderne della società italiana (la borghesia industriale e il proletariato organizzato), il tentativo di condurre nell'orbita del sistema liberale gruppi e movimenti che fino a poco prima erano considerati nemici delle istituzioni, la tendenza ad allargare l'intervento dello Stato per correggere gli squilibri sociali. + controllo delle Camere, elemento fondamentale, tanto da permettergli di abbandonare la guida del governo per riprenderla nel momento più opportuno.
Nemici e critici del giolittismo:
Per i socialisti rivoluzionari e per i cattolici democratici era colpevole di far opera di corruzione all'interno dei movimenti per cooptarne le componenti nel suo sistema trasformista.
Per i liberal-conservatori Giolitti attentava alle tradizioni risorgimentali, venendo a patto con i nemici delle istituzioni
Per i meridionalisti come Salvemini rappresentava il malcostume della politica nel Sud (ministro della malavita) e criticavano la politica economica.