Untitled POLITICA E GUERRA 1943 - 1944 La decisione di Mussolini di entrare in guerra accanto alla Germania si dimostrò fatale per il fascismo italiano. Il Duce era troppo bramoso del bottino di guerra per sottrarsi all'intervento. L'impreparazione dell'Italia alla guerra si manifestò da subito, poiché l'esercito era decisamente male armato e non preparato ad affrontare una guerra; Mussolini era però convinto che l'intervento sarebbe stato breve e vittorioso. Così non fu. Le truppe italiane furono umiliate in Grecia e in Africa e subirono gravi perdite nella campagna di Russia. In patria il consenso al regime si sgretolò in seguito ai bombardamenti aerei alleati, alla mancanza di cibo, all'impennata dei prezzi. Gli operai delle industrie cominciarono a manifestare apertamente il loro malcontento con lunghi scioperi: essi facevano richieste di natura economica e reclamavano un'indennità uguale per tutti contro i danni dei bombardamenti e il carovita. Il 10 luglio 1943 le truppe alleate sbarcarono in Sicilia; il 19 Roma fu bombardata per la prima volta. Quando Hitler e Mussolini si incontrarono a Feltre (19 luglio '43), il Duce non ebbe il coraggio di annunciare al Fuhrer il ritiro dell'Italia dalla guerra. Il 24 luglio 1943 si riunì il Gran Consiglio del fascismo in cui i membri sfiduciarono Mussolini. Il giorno seguente il Duce si recò dal re, a Villa Savoia, per metterlo al corrente. Il sovrano sapeva che se non fosse intervenuto gli alleati avrebbero privato delle autorità e delle competenze la dinastia. Così quando Mussolini andò da lui, gli chiese di dimettersi e gli spiegò che si stava già muovendo per sostituirlo col generale Badoglio. Quando il Duce fece per andarsene, due ufficiali dei carabinieri lo caricarono su un'ambulanza e lo portarono via in stato di arresto. Ventuno anni dopo la marcia su Roma Mussolini veniva cacciato dallo stesso re che lo aveva inizialmente chiamato al potere. Il periodo che seguì, dal 25 luglio all'8 settembre, è ricordato nella storia come “i quarantacinque giorni”, periodo in cui Badoglio governò l'Italia. Essi ebbero inizio con una serie di grandiose manifestazioni popolari che festeggiavano la fine del fascismo. I “quarantacinque giorni” furono giorni di sangue: l'esercito aveva il compito di mantenere l'ordine a tutti i costi e gli istigatori dei disordini dovevano essere passati per le armi. Occorreva impedire qualsiasi tipo di mobilitazione popolare che potesse minacciare l'assetto vigente. Il re e Badoglio erano determinati a mantenere una dittatura militare, ma, al di là di ciò, non sapevano bene cosa fare: da una parte volevano la pace, dall'altra erano paralizzati dalla paura della Germania. Il 3 settembre 1943 l'Italia firmò l'armistizio con gli Alleati. Le clausole erano molto dure: l'Italia doveva arrendersi senza condizioni, non veniva accolta tra gli Alleati e veniva considerata solo come “cobelligerante”. La titubanza italiana per l'annuncio dell'armistizio Continua »
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