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Cupola di San Pietro: Tesina approfondita di Storia dell'Arte sulla Cupola di San Pietro a Roma, progettata da Michelangelo (16 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da luisa2910

Nella sua quiete gravitazionale, la cupola michelangiolesca di San Pietro in Vaticano evoca l'impressione di quella perennità della pietra cui, è legata nel suo insieme Roma. Terminata nel 1590, a sedici anni dalla morte di Michelangelo, essa è assurta a simbolo di un epoca predestinata a dare forma, con il concorso di tutti coloro che vi furono implicati, a una creazione in grado di attingere una dimensione sovratemporale. Come la stessa chiesa di San Pietro, anche la cupola non fu il risultato di una lunga e meditata pianificazione che si rifacesse a rigorosi canoni artistici, bensì il prodotto di una serie di progetti aspramente antagonisti.

È sufficiente uno sguardo alla cartella degli schizzi di San Pietro per capire come la costruzione non sia tanto il frutto del perseguimento rigoroso e costante di un obbiettivo, quanto piuttosto l'esito di una febbrile e discontinua esecuzione di idee progettuali divergenti.

Il tratto più sorprendente della storia di San Pietro consiste ne fatto che costruzione e demolizione vi sono intrecciate in un indissolubile rapporto di reciproco condizionamento. La concezione di fondo ha subito continue riformulazioni radicali poiché ogni intervento era dettato da una psicologia dell'edificare incapace di pensare alcunché di nuovo se prima non si procurava campo libero tramite la demolizione.

Ricostruire la chiesa-madre della cristianità in un momento in cui la comunità cristiana si frantumava, si confutavano i dogmi, si contestava l'autorità del pontefice della curia. Lo scandalo della vendita delle indulgenze, il cui ricavato doveva finanziare la costruzione della nuova basilica vaticana ha scatenato l'eresia luterana. Il problema era ora la forma dell'edificio, e implicava necessariamente tutta Roma, una città civilmente non esemplare, ma scelta e destinata da Dio al proprio culto.

Fu Alberti, grande umanista, a predicare il restauro di quanto rimaneva dell'antico; Bisognava rifarsi alle fonti, a Vitruvio e ai resti dell'antica Roma. Una vera e propria categoria di abili professionisti s'andava formando, che avrebbe dovuto operare secondo il principio del vario nell'uniforme.

Nel 1452, sotto il pontificato di Niccolò V, furono commissionati a Bernardo Rossellino dei lavori di ristrutturazione della basilica, ma tre anni dopo, alla sospensione dei lavori, le pareti raggiungevano a malapena i tre metri d'altezza. Nel 1506 papa Giulio II decise di abbandonare l'opera di restauro dell'antica basilica e di procedere al suo totale abbattimento al fine di costruire una nuova chiesa: del progetto fu incaricato Bramante. Bramante progettò la Basilica vaticana come un'immagine di perfetto e chiaro equilibrio.

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