Anton Gaudì Anton Gaudì Gli ultimi decenni del XIX secolo sono stati caratterizzati da una certa confusione artistica. L'architettura dell'800 entrò in crisi ripetendo i movimenti artistici neoclassici e neoromantici e gli architetti di questo periodo non pensarono a nuove soluzioni tecniche a margine di questi stili. La borghesia catalana di quel tempo fu dinamica, in piena espansione, legata ad un'industria e ad un commercio fiorenti, e fu pervasa da un profondo senso di identità e da una costante inquietudine ne differenziarsi dal resto del paese. Si pensò quindi ad una catalogna ideale, liberale e cosmopolita. L'architettura si avviava a quell'eclettismo che i maestri del modernismo, sul finire del secolo tentarono di annientare. La borghesia catalana potrà aver copiato o sviluppato i modelli esistenti, ma il modernismo nel quale si sentì rapidamente coinvolta possedette una vera originalità, anche se fu mescolato ad elementi tradizionali. Nato da padre calderaio, Gaudì ebbe un'infanzia alquanto difficile a causa della morte prematura della madre, di un fratello e di una sorella. Compì studi che non facevano assolutamente prevedere la sua futura esplosione artistica, si laureò molto tardi perché dovette mantenere da solo i suoi studi e rimase scapolo per tutta la vita. Nel 1878, l'anno della sua laurea, era a Parigi, e disegnava una vetrina che attirò l'attenzione di Eusebio Guell, ricco industriale catalano per il quale avrebbe poi eseguito alcune delle sue opere più famose, il palazzo Guell e il Parco Guell, che comprendeva una serie di costruzioni in cui l'architetto diede libero sfogo alla propria fantasia, con un continuo movimento delle strutture e una colorazione intensissima - ottenuta grazie alle azulejos, mattonelle dalle tinte brillanti, ispirate dall'arte mudejar - porcellane e vetri policromi grezzi, in frammenti colorati che creano un giardino lussureggiante tra gioco e memoria, di inesauribile vivacità fantastica. Dopo un eclettico periodo giovanile, ispirato ai più diversi stili (gotico, barocco, mudejar) elaborò una sua concezione di spazio (“spariranno gli angoli, e la materia si manifesterà abbondantemente nelle sue rotondità astrali”) in espansione, in crescita “organica”, che si condensa in modo successivo e inquietante in animali e fiori mostruosi, colossi geologici, colate laviche e moti ondosi pietrificati. Altri edifici molto caratteristici furono Casa Batlò e Casa Milà, dalle facciate movimentate come onde marine, dai colori intensi. Casa Milà, con le sue superfici dinamiche, esprime un'esigenza di libertà espressiva identica a quella che caratterizzò il Parco Guell, e possiede uno stranissimo tetto con forme demoniache che dovevano servire come basamento ad una statua della Madonna che, dopo la rivoluzione del 1909, la proprietaria sconsigliò di erigere. Nella chiesa della Sagrada Familia, a cui Gaudì lavorò fino alla morte e che dunque è rimasta incompiuta, la struttura gotica (da notare la Continua »
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