Il realismo del paesaggio e la scuola di Barbizon
A partire dal 1830 c. si forma e sviluppa in Francia la scuola paesaggistica detta di Barbizon dal nome di un villaggio ai margini della foresta di Fontainebleau, dove alcuni giovani pittori, con a capo THÉODORE ROUSSEAU, si erano ritirati con il proposito di rinnovare la pittura di paesaggio abbandonando tutte le convenzioni e le regole, vivendo in campagna, studiando assiduamente i mutevoli aspetti della natura. Pricipali componenti del gruppo sono: DIAZ DE LA PEÑA (1808-1876), CHARLES DAUBIGNY (1817-1878), JULES DUPRÉ (1811-1889), CONSTANT TROYON (1810 1865). All'origine del movimento è l'enorme impressione suscita nell'ambiente artistico parigino da una mostra di pittori inglesi (1824); Constable, specialmente, appare come il tipico artista «moderno», che affronta la realtà in modo diretto, libero da schemi preconcetti. Sorprende, soprattutto, la novità della sua tecnica: rapida, larga, brillante, risolutiva, precisa.
La macchia non fornisce una nozione, ma evoca una esperienza che è in noi, nella nostra memoria. La macchia, in sé, non rende altro che l'emozione subitanea provata di fronte al vero, in una specifica condizione di luogo, di tempo, di luce; ma poiché l'emozione mette in movimento la nostra memoria, la percezione in sé istantanea e superficiale acquista una profondità psicologica. Rosseau precisa in che cosa consista la conoscenza che, della natura, dà l'emozione; non è naturalmente una conoscenza oggettiva, scientifica. Bisogna che il pittore abbia una familiarità profonda e continua con la natura; e questa non si acquista guardandola come un bello spettacolo, al modo dei pittori classici (e dello stesso Corot), ma vivendoci dentro. Ecco la ragione del ritiro a Barbizon e del circolo di artisti che si forma intorno a Rousseau, ciascuno intento a chiarire il proprio, singolare modo di «sentire» la natura. Ad ogni scelta corrisponde un rifiuto: ciò che i pittori di Barbizon ricusano, con un gesto indubbiamente romantico, è l'artefatto ambiente della città. Ma allora, alla radice del loro (e di ogni altro) realismo c'è un interesse sociale: che altro mai può cercare un artista nella familiarità con gli alberi e gli animali se non una società «naturale», ben diversa dalla società borghese della città? È vero, ciò che si vuole vivere nella pittura è l'emozione che si prova in quel luogo, in quell'ora, in quella particolare condizione di luce; ma se il dipinto rende e comunica quell'emozione istantanea, rende e comunica insieme la condizione
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