Le grandi opere del pensiero politico: riassunto

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Machiavelli, Bodin, Hobbes, Bossuet, Locke, Montesquieu, Rousseau, Sieyes, Burke, Fichte, Tocqueville, Marx, Engels, Maurras, Sorel, Lenin e Hitler. Riassunto de Le grandi opere del pensiero politico di Chevallier (19 pagine formato doc)

LE GRANDI OPERE DEL PENSIERO POLITICO: RIASSUNTO

J.J. Chevallier - Le grandi opere del pensiero politico. Parte 1. Al servizio dell'Assolutismo. Capitolo 1 - Il Principe di Machiavelli. Machiavelli era un funzionario fiorentino del Rinascimento.
Il Rinascimento è un movimento intellettuale risalente alla fine del XV secolo che mira ad un ritorno all’antichità classica rispetto alle discipline intellettuali del medio-evo; vede il crollo della doppia autorità Papa-Imperatore, nelle sfere spirituale e temporale, e l’affermazione dei grandi stati monarchici di Francia, Inghilterra e Spagna. Vede anche l’affermazione, soprattutto in Italia, di una concezione dell’uomo come essere autosufficiente in opposizione all’era medievale orientata e dominata da Dio. D’altra parte la situazione politica italiana verso la fine del XV secolo era propizia allo scatenarsi degli individui pieni di virtù: in effetti attorno a Roma, Venezia, Milano e Firenze c’era una moltitudine di stati e staterelli in grande fermento.

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CHEVALLIER LE GRANDI OPERE DEL PENSIERO POLITICO RIASSUNTO

A Firenze, dopo gli sconvolgimenti dovuti alle lotte tra le varie fazioni, si impadronisce del potere la ricca famiglia di banchieri dei Medici, a partire dal 1434 con Cosimo. Alla morte di Lorenzo Il Magnifico, nel 1492, il suo successore Piero fu messo in fuga dal popolo in sommossa e si stabilì la Repubblica. Questa di lì a 3 anni cadde nelle mani del monaco domenicano Gerolamo Savonarola che fonda una democrazia teocratica e puritana e che lancia l’anatema contro la lussuria e la cupidigia della Roma papale. Verrà impiccato e bruciato nel 1498.
In quell’anno entra ufficialmente nella vita pubblica della Repubblica fiorentina il 29enne Machiavelli, appartenente ad una famiglia borghese toscana, e diventa segretario della Seconda Cancelleria. La sua è una situazione lavorativa mediocre e mal pagata; però viene spesso incaricato di missioni all’estero, durante le quali acquista una lucidità singolare in fatto di conoscenza dei temperamenti nazionali e di rapporti tra i popoli.

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LE GRANDI OPERE DEL PENSIERO POLITICO CHEVALLIER

In una delle sue missioni conosce, nel 1502, Cesare Borgia, il duca Valentino, figlio di Alessandro VI, il quale dopo aver deposto le sue dignità ecclesiastiche, tentò di costituire un vasto dominio principesco nell’Italia centrale; produsse su Machiavelli una immagine indimenticabile di signore splendido e magnifico. Quando nel 1512 la milizia repubblicana venne decimata nei risucchi della lotta tra papa Giulio II ed il re di Francia Luigi XII, i partigiani dei Medici approfittarono della situazione per ristabilire proprio questi ultimi al potere e Machiavelli fu cacciato dai suoi impieghi e bandito da Firenze. E’ probabile che senza questa disgrazia non avrebbe mai avuto modo di scrivere le sue opere: “I discorsi sulla prima deca di Tito Livio”, le “Istorie Fiorentine”, i “Dialoghi dell’arte della guerra” e il “Principe”.