Dalla FINE degli anni ‘60 è di moda parlare e scrivere di arte o letteratura futurista:si pubblicano numeri unici di riviste dedicate al movimento, monografie su Marinetti e sul futurismo nei suoi vari aspetti. Il rinnovato interesse per il futurismo deriva da 2 fattori: 1. l’avvento delle neoavanguardie in anni recenti ha portato con sé l’interesse a riesaminare gli antecedenti storici, cioè le avanguardie storiche; 2. il progresso sugli studi del fascismo consente oggi di studiare in modo nuovo i rapporti tra futurismo e fascismo. Oggi è possibile definire il futurismo come il primo movimento di avanguardia dotato di una ideologia globale, artistica ed extrartistica, che comprende i vari campi dell’esperienza umana: la letteratura, la musica, la politica, l’architettura, pittura, costume… Il compito di Marinetti e seguaci, nel periodo eroico del futurismo che va dal 1909 al 1920, fu un procedere verso quel terrorismo espressivo, manifestato nella “misologia” delle parole in libertà e nelle tecniche dissacranti, parodistiche e ludiche teorizzate e sperimentate soprattutto nel teatro. Il 20 febbraio 1909 il poeta Marinetti pubblica sul “Figaro” il primo Manifesto del futurismo e in questo modo si mette al passo di una delle mode letterarie del tempo: esibire un proclama. Uno sguardo al vasto retroterra culturale di Marinetti: ai nomi già noti come precursori di M (Zola, Whitman, Paul Adam..) e a quelli più noti per la loro massiccia presenza ( Nietzsche, Bergson, Sorel, D’Annunzio, Pascoli), per non parlare dei grandi simbolisti francesi, bisogna aggiungere Saint-Georges de Bouhélier (fondatore del naturalismo), Mario Marasso per l’estetica della macchina e il culto della velocità e Lucini per quella fenomenologia del divenire e del perpetuo svolgimento. Inoltre sarebbe possibile estrarre dalle pagine del Continua »