La donna nella cittÓ greca: Appunti sulla condizione della donna nella cittÓ greca. (3 pagina, formato word) ( formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da susetta

Untitled LA DONNA NELLA CITTA' GRECA La cittÓ greca rappresenta la realizzazione perfetta di un progetto politico che esclude la donna. Quando si parla di cittÓ greca solitamente si prende a modello la cittÓ di Atene, sia per l'abbondanza di documenti a disposizione sia per la sua posizione di predominio politico, culturale e militare all'interno del mondo greco. A partire dal VII secolo la cittÓ greca inizi˛ a definire delle leggi scritte e a identificarsi come comunitÓ politica. Da questa comunitÓ erano per˛ escluse due categorie di persone: gli schiavi e le donne. Le donne libere erano escluse proprio a causa del proprio sesso, della loro "natura". GiÓ nell'etÓ omerica la funzione della donna era circoscritta alla famiglia e alla riproduzione; esse conservavano, tuttavia, una certa libertÓ di movimento e il diritto di partecipare ad alcuni momenti della vita sociale. Con la nascita della polis le cose cambiarono, e progressivamente si and˛ nella direzione della segregazione femminile. Le donne vennero sempre pi¨ limitate al loro ruolo domestico e vennero anche materialmente rinchiuse nella casa (o meglio, in una parte della casa, il gineceo) che diventava il loro unico spazio vitale. Le leggi che vennero promulgate limitarono anche le poche libertÓ prima esistenti. La preoccupazione dei legislatori fu quella di regolare il comportamento sessuale della donna, garantendo il rispetto dell'organizzazione familiare, considerata fondamentale. Una delle prime leggi ateniesi vietava di vendicarsi privatamente dei torti subiti e istituiva i tribunali, che erano preposti ad irrogare le diverse pene. Veniva fatta per˛ un'importante eccezione : veniva riconosciuta legittima , da parte di un cittadino, l'uccisione di un uomo sorpreso ad intrattenere rapporti sessuali con la di lui moglie, madre, figlia, sorella o concubina. Questo comportamento (denominato "moicheia", ossia qualunque rapporto extra-matrimoniale, anche con donne nubili o vedove) veniva quindi considerato cosý grave e inammissibile da poter derogare alla legge espressamente stabilita. La stessa legge, mentre prevedeva la possibilitÓ di uccidere l'uomo colto in fragrante, non stabiliva nulla per quanto riguardava la donna ; anche questo Ŕ un segno che ella non era un soggetto attivo e non era presa in considerazione come un essere che ragionava e che voleva. La sua punizione era affidata agli uomini del suo oikos . Anche tutte le altre cittÓ greche, pur se non arrivavano a punire la moicheia con la morte, la consideravano comunque un reato da punire con pene gravissime. Le cittÓ doriche consideravano l'adulterio meno grave che ad Atene; sempre un reato, certamente, ma non cosý grave da giustificare l'uccisione di un cittadino. Questa differenza si spiega con la condizione di vita delle donne spartane, che venivano educate fuori casa, erano abituate a vivere all'esterno e a frequentare stadi e palestre, e che avevano ascendente sia sui figli che sui mariti . Per questi motivi venivano accusat Continua »

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